Come si investe: antropologia del rendimento ®

ANTROPOLOGIA  DEL  RENDIMENTO  ®

di Luciano Fravolini

L' Antropologia del Rendimento ® è una TECNICA DI INVESTIMENTO alternativa. Pesca da più discipline, quali Economia, Antropologia, Filosofia, Finanza e Storia. Reinterpreta l'Economia e la ricolloca in ambito Umanistico, restituendole un collegamento diretto ed esplicito, fondamentale, con l'attività umana. Collegamento fondamentale ed imprescindibile se si vogliono evitare i disastri della Finanza Creativa, eufemismo terribile che cela all'interno di una parola affascinante ( creativo ) contenuti moralmente discutibili, a volte persino mortali, certamente subdoli, i cui effetti - pesanti e prolungati oltre misura - sono sotto gli occhi di tutti ( i danni provocati dalla cd Crisi Sub Prime sono stati stimati superiori a quelli prodotti dalla Seconda Guerra Mondiale ! ).

Eppure quasi tutti i protagonisti istituzionali, ancor oggi che siamo così vicini a quei fatti ( Aprile 2015 ) e ne mastichiamo con fatica le terribili, perduranti conseguenze, paiono come aver dimenticato. Tornano ad immaginare di poter utilizzare ancora ed ancora la Finanza Creativa mentre ripropongono il modello di Banca Universale, le sue cartolarizzazioni libere e liberatorie di risorse ( così dicono ... ): come se non avessero capito nulla da quell'esperienza !

Signori, la domanda si pone: il problema non è aver capito o meno, il problema è che si vuol tornare a produrre rapidamente utili, ad ogni costo, di nuovo, prescindendo dai presupposti economici e ... dalla lezione appena ricevuta !

Noi, invece, come abbiamo già detto tante volte, superiamo ed ignoriamo queste pur vigorose e vigenti smanie acquisitive ( avidità è il termine corretto ), e proponiamo - imperterriti come Don Chisciotte - una visione umanistica ed umana dell'Economia, della Finanza, del Guadagno e del Rendimento.

INSOMMA

Questa nostra NUOVA TECNICA DI INVESTIMENTO si sofferma, si sofferma a lungo sull'origine del rendimento, sui metodi di analisi del mercato, sui prodotti di investimento, sui soggetti che promuovono i servizi di investimento e sulle persone che professionalmente sono incaricate di gestire i risparmiatori e guidarli nelle loro scelte. Di tutte queste variabili tecniche ed umane la TEORIA analizza l'intrinseco legame con l’essere umano e dimostra - in virtù di questo - la affidabilità, la ripetitività e la consistenza dei rendimenti del mercato, nel tempo, quando i prodotti di investimento sono legati a quel naturale, indispensabile, umano fattore antropologico.

IN DUE PAROLE

Viene proposto ai risparmiatori un metodo nuovo, alternativo, completo di dimostrazioni logico-deduttive e riscontri pratici pluriennali, che spiega e dimostra come l'attività di investimento in alcune tipologie di FONDI INDIPENDENTI NON BANCARI INTERNAZIONALI può assicurare ai risparmiatori rendimenti medi giusti e seri ( non rendimenti folli o stratosferici, poco credibili e, quando realizzati veramente, impantanati nella immoralità ). Ripetiamo, rendimenti medi GIUSTI E SERI derivanti da investimenti SANI, realizzati senza imbrogli o soprusi, che proteggono contemporaneamente dal RISCHIO ... quale ? L'unico che esiste: quello di SUBIRE PERDITE.

Gli OICR, dunque ( meglio noti come FONDI COMUNI ), soprattutto quelli INDIPENDENTI NON BANCARI INTERNAZIONALI, proprio perché rispondono a caratteristiche di indipendenza, visione antropologica, flessibilità di gestione e tecnica di analisi di scenario ( vedi i capitoli BASI TECNICHE e COME SI FA ) assicurano a chi investe la osservanza di due presupposti fondamentali del sano investire, temi troppo spesso trascurati dalla disattenzione generale, consulenti compresi. Questi particolari prodotti di investimento garantiscono infatti di:

  • Connettere tra loro economia ed attività umana ( gestione attiva antropologica )
  • Stabilire un rapporto costante, continuativo, tra la creazione di rendimento e la naturale evoluzione del concetto di benessere umano ( rendimento antropologico ® )

A questo punto potreste rivolgerci due osservazioni:

A) Mancava forse una visione umanistica dell'economia ?

B) E' utile esaminare la generazione del profitto da un punto di vista antropologico ?

LA RISPOSTA E’ AFFERMATIVA IN ENTRAMBI I CASI. VEDIAMO PERCHE’

Osservazione A)   mancava forse una visione umanistica dell'economia ?

Oggi viviamo un tempo caratterizzato da un esagerato tecnicismo ( attenzione a non confondere la scienza con la tecnologia ... è un errore molto diffuso di questi tempi ). Esagerato tecnicismo dunque, visto che esso tende a trasformarsi in delirio di onnipotenza sulle cose, su ciò che è possibile fare CON le cose e DELLE cose, anche quando queste sono la nostra stessa vita. Alcuni esempi: clonazione, eutanasia, uteri in affitto, inseminazioni artificiali, modificazione di organi, costruzione della vita e conseguente scelta del tipo ... e via dicendo. Come naturale conseguenza di questo DELIRIO assistiamo parallelamente, in campo finanziario, alla creazione di prodotti che replicano la borsa, le materie prime ed ogni altro bene quotato, prescindendo totalmente da ciò che c'è sui mercati e da ciò che viene chiesto dai mercati. Assistiamo insomma, ci abituiamo ad assistere, alla creazione di prodotti SINTETICI pensati per ovviare, superare, ignorare ogni possibile freno alla espansione di volumi e profitti ( come se l'economia potesse davvero essere rappresentata come un volano in perenne espansione ! ).

Lo stesso identico approccio: ignorare i limiti, superare ogni ostacolo ... la tecnologia può tutto, sull'uomo e su ogni altra cosa.

Ecco. Non solo oggi manca una visione umanistica dell’economia, ma questo vuoto, questa lacuna, è all’origine della Crisi Sub Prime e dei suoi disastri. Ma attenzione, quando si parla di disastri il concetto può essere compreso solo attraverso una sua quantificazione: è stato stimato un DANNO provocato dalla Crisi Sub Prime superiore a quello della Seconda Guerra Mondiale. Tra disoccupazione indotta, decremento dei PIL, salvataggio pubblico di molte banche, perdite irrecuperabili, crollo dei fatturati ovunque, aziende d'ogni tipo fallite e suicidi connessi !

La cronaca è sotto gli occhi di tutti. In questi ultimi 5 anni ( 2007-2012 ) il panorama è stato imbarazzante: fallimenti di giganti finanziari, tracolli dei valori di borsa, crollo del mercato immobiliare, disoccupazione in espansione ovunque, danni a privati, ad imprese e governi per migliaia di miliardi di dollari. Appunto.

Tutto questo prova, come tutti oggi riconoscono, quanto sia INNATURALE e PERICOLOSO consentire alla finanza di uscire dal suo alveo e COSTRUIRE l’economia, anziché assecondarla, come è invece naturale ed ovvio che sia.

L'economia vive di cicli, da sempre, ma da sempre vediamo gli economisti affaccendati attorno a questo fatto come fosse un problema da risolvere, una cosa da superare, suvvia, quasi fosse una malattia di cui liberarsi ! Purtroppo questo darsi da fare sfocia sempre in un intervento dello Stato, che dunque versa ed investe le NOSTRE risorse per tappare una falla che non può essere chiusa, anzi, che deve rimanere aperta, pena la adulterazione del mercato stesso ! Capite ?

L'economia vive di cicli, naturalmente. Essa non può espandersi senza sosta.

Sarebbe forse naturale che una persona, alla fine della sua giornata di lavoro, ne iniziasse subito un'altra ? Senza svago, senza cibo, senza riposo, senza alcuna soluzione di continuità ? Sarebbe possibile per una persona vivere in tal modo ? Certamente NO.

Ed allora, cari economisti, come vi viene in mente di pretendere che l'economia possa fare ciò che nessun essere umano mai potrebbe fare ? Uomo ed Economia sono due facce di una medesima medaglia, come si può pensare di separare l'uno dall'altra ? A farlo, come state vedendo, si ottiene soltanto di rompere la moneta, e in quanto alle riparazioni, vedete, siamo in un mare di guai da otto anni !

( aggiornamento scritto nel Settembre 2015 appena prima della Risoluzione Banca Etruria & sorelle ...  ).

Pertanto. Se è vero ( come è vero ) che l'economia non rappresenta altro che la attività umana organizzata, non vi è modo di stupirsi: anche l'economia ha bisogno di riposo, di svago, di sonno. Come l'uomo.

Perché mai affannarsi, quindi, con strumenti surrettizi per inventare una espansione continua ... impossibile ?

Impariamo, piuttosto, a gestire in modo sano le fasi di riposo, senza violentare l'economia e senza inventare attivi quando NON esistono. Esempio eclatante e noto, in tal senso, è l'origine stessa della Crisi Sub Prime: l'Originate To Distribute, business bancario tuttora in vigore, senza particolari regole che lo governino, nonostante tutto ciò che è accaduto !

Di questo ci siamo occupati a lungo nella introduzione alla Crisi, ma ripetere, magari brevemente, non guasta.

Per aggirare i RATIOS - ricordate - le banche inventarono montagne di crediti che non esistevano nel mondo reale, perché vendevano semplicemente i crediti che avevano già in bilancio ( i mutui già erogati ). Quindi ricreavano e rivendevano all'infinito quello che avevano, alla stregua di una clonazione. Concedere un muto e vendere poi quel credito all'infinito, fa emergere una attività economica finta, non collegata cioè ad una reale raccolta di risparmio, ad una reale esuberanza economica della popolazione. Usavano sempre gli stessi crediti ed hanno creato, di fatto, una specie di Catena di S Antonio.

Una riflessione umanistica sull’economia – dunque – è opportuna ed urgente, anzi, utile. Essa potrebbe essere, oggi più che mai, strumento per capire ed interpretare correttamente COSA ha scatenato la crisi e COME evitare ricadute. Il rischio di ricadute, infatti, grava su di noi come un’ombra pesante,  perché questo rischio – in assenza di interpretazioni corrette su ciò che è accaduto – può celarsi proprio tra le pieghe dei provvedimenti che vengono adottati per neutralizzare gli effetti della crisi !

Una riflessione umanistica sull’economia, insomma, più di ogni altra cosa, potrebbe aiutarci a ripristinare quella sana, naturale relazione che deve esistere tra attività economiche, esseri umani e strumenti finanziari. Relazione fondamentale, senza la quale si producono veleni camuffati da progresso. 

Nessun dubbio quindi sul punto A).

Ma non basta. Occorre anche DIRE, RICORDARE, AFFERMARE che una visione umanistica dell’economia è il solo modo serio, corretto ed utile di interpretare la vicenda economica, SEMPRE.

Osservazione B è utile esaminare la generazione del profitto da un punto di vista antropologico ?

La Crisi ha reso acuto il problema degli investimenti. In questi anni la finanza creativa ha contribuito a generare milioni e milioni di perdite a danno dei risparmiatori, coinvolti in bolle ed eccessi fantasiosi collegati il più delle volte alla avidità di personaggi senza scrupoli, che rappresentavano e rappresentano il volto disumano della finanza di lobby ( compresi i nostri antichi salotti buoni ) ...

Si pone dunque, irrisolto, il problema della protezione dei risparmi. Si pone ancor più oggi, alla luce della crisi, visto che gestori, analisti, banche e promotori sembrano esser vissuti su altri pianeti: TUTTI continuano a parlare di rapporto rischio/rendimento, diversificazione, capitale garantito, rischio zero, orizzonte temporale come se non avessero visto SPARIRE ognuno di questi riferimenti, evaporati alla luce di un attimo, punti di appoggio comodi e citati ancor oggi solo per giustificare costi e bonus, verso chi è pagato per non sapere garantire alcunché.

Serve UNA VISIONE NUOVA, per gli investitori ma anche per gli addetti ai lavori, una visione distante dal groviglio di inutili dogmi, oggi dominante, utile soltanto perché consente di non rispondere MAI del proprio operato ( vedi MIFID ). Una visione che restituisca all'essere umano il ruolo che gli è proprio: motore e signore dell'economia, non suo schiavo, né vittima della finanza. 

Nessun dubbio, quindi, nemmeno sul punto B).

Abbiamo detto che le fibrillazioni dei mercati finanziari, spesso soltanto emotive, producono seri danni a persone e famiglie, sempre, anche a prescindere dalla crisi: non si può assistere in silenzio. Tutto questo bruciare miliardi ( come dicono i media ) non è un fatto scontato, non può e non deve diventare icona di un sistema che funziona così, perché NON E' COSI' CHE FUNZIONA, IL SISTEMA !

La misura dei dati sul campo, l’econometria, ci racconta che questo bruciare miliardi non corrisponde al vero, affatto: è solo una piccola porzione dell’accaduto, non tutta la storia. La realtà dei mercati,  insomma, è ben lontana da questo diffuso, negativo sentire. Il ventesimo secolo è un manifesto di  guadagni, seri e ripetuti nel tempo. 

EPPURE NON BASTA

Perché la Borsa è percepita come un luogo pericoloso ? Perché la realtà dei fatti e la costanza dei dati non producono una idea del mercato aderente al vero ? Come può accadere che l’attività di investire si trasformi – di fatto - in una sorta di lotteria, per così tante persone, sino a trasmettere un prevalente sentimento di diffidenza, timore ? Quali meccanismi sono all’origine di una tale deformazione, quale svista ? Insomma, come dice chi va per mare, dobbiamo rifare il punto ... ed io l'ho fatto.

ECCO

Racconterò ora questo segmento di storia usando la prima persona singolare, per qualche riga. In fondo racconto la mia vita e la mia esperienza al servizio di questo tema, non quella di altri. E' accaduto che ad un certo punto del mio tempo io, Luciano Fravolini, mentre navigavo attorno ai 50 anni, non so perché e non so come mai, ho messo idealmente insieme tutto il mio passato per dare un senso al tempo che sarebbe venuto: ho mischiato scuola, militare, primi, secondi figli, banca, consulente, marito, scapolo, artista ... intendendo costruire una via del tutto personale ed originale, distinta da quella che il contesto voleva attribuirmi, una mia idea di vita verso il futuro. Insomma, ho tracciato una linea secca e perentoria sul mio percorso: avrei lasciato un segno di me, visto che tutto quel mondo impazzito, attorno a me, lasciava segni profondi e lividi su tutti noi.

Allora ho cominciato a riflettere sui perché, dapprima tecnici, economici, poi esistenziali e filosofici, visto che tra vita, società, politica ed economia non c'è nessuno spazio vuoto, nessuno credetemi. A quel punto ho capito che dietro tutte quelle ipocrisie ( appunto politiche, sociali, economiche ) si celava una abitudine, divenuta ormai sistema: LA BUGIA. E' lei che dopo gli anni '70, poco a poco, ha trasformato i comportamenti in un pervasivo politicamente corretto. Così è accaduto che la verità si è trasformata in un orpello: inopportuno, faticoso, improduttivo. Io ho voluto per questo andare avanti, andare a vedere: ho messo sul tavolo la mia posta ed ho giocato quella mano.

Nacque l'Antropologia del Rendimento ®, nacque lungo un percorso di alcuni anni, accidentato e fatto di fatica, sudore, perseveranza, ma anche tanto amore e soddisfazioni.

Oggi condivido e propongo tutto quello che ho scoperto in questi anni, ma soprattutto condivido e propongo quello che ho verificato realmente, utilizzando la mia TEORIA nella Gestione dei Patrimoni che amministro per i miei clienti. Vedete, propongo e propongo, perché non è vero che sul mercato si prendano schiaffi. Quelli te li danno alcuni poveretti appostati dietro uno sportello, li pagano per questo. Ma spesso te li danno anche certi promotori: quelli che immaginano di vivere a prescindere da ciò che fanno di buono.

Vincono, a volte, sapete, ma se fate attenzione non c'è verso di vederli vincere davvero perché, in fondo ...

LA VERITA' NON AMMETTE MEZZE MISURE NE' COMPROMESSI

Questo sono stato, questo sono:

IO NON CERCO SCINTILLE

VOGLIO SOLTANTO FARE LUCE 

 

Può bastare. Ora si torna alla prima persona plurale.

MENU' COME SI INVESTE - ANTROPOLOGIA

        a) L'ECONOMIA E' UNA MATERIA UMANISTICA

        b) FINANZA CREATIVA: I DANNI DELL'ADULTERIO

        c) UN MONDO NUOVO: LA TEORIA ANTROPOLOGICA ®

 

 

 

 

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