Antropologia: economia umanistica

L’ECONOMIA E’ UNA MATERIA UMANISTICA

Cosa significa affermare che una materia è umanistica ?

I dizionari ci dicono che può definirsi UMANESIMO quella corrente letteraria e di pensiero, nata verso la fine del trecento, che ebbe come tratto fondamentale un recupero della dignità dell’uomo attraverso la ricerca e la letteratura dei classici latini e greci.

Ad una visione piuttosto oscura dell'uomo, che viveva passivamente la dipendenza dal suo DIO ( che attraverso la mediazione della Chiesa gli imponeva una sottomissione pressoché totale ), gli Umanisti proposero una idea del mondo e della vita in cui L'UOMO veniva posto al centro dell’Universo, considerato ARTEFICE del proprio destino, ancorché credente. Per amore di verità, dobbiamo qui ricordare che la Chiesa stessa fu artefice e parte di questo movimento ( pur senza mai accoglierne le implicazioni filosofiche e teologiche ) finanziando a piene mani opere d'arte, ma soprattutto biblioteche, dove venivano raccolti testi di ogni tipo, senza omissione o distinzione: un regalo di sapienza davvero notevole che ancora oggi possiamo gustare.

Il concetto dell’uomo artefice e padrone del proprio destino è intuitivo. Ciascuno può agevolmente riconoscersi in questo. L’uomo agisce, oppure non agisce. Sceglie alcune cose anziché altre, così come può scegliere di NON FARE. E’ questo il senso del suo essere artefice, attore e protagonista. Nel bene come nel male. L’uomo incorpora in sé – proprio per questo - il concetto di responsabilità ( anche nei credo religiosi ).

LUI SCEGLIE – ed è SOLO nell’esercizio di questo potere. Non può essere altrimenti. In questo si manifesta la profondità dell’idea di INDIVIDUO come motore del mondo, in ogni campo.

L’economia è la somma, lo specchio, dei comportamenti economici che gli individui pongono in essere nel tentativo di trasformare le loro scelte in azioni concrete.

Ma l’economia è appunto una MATERIA, una DISCIPLINA.

Essa si avvale di una epistemologia precisa ( vedi dualismo metodologico di Ludwig von Mises ) e dimostra le sue tesi attraverso ARGOMENTAZIONE DEDUTTIVARAGIONAMENTO LOGICO, CALCOLO ECONOMICO. Ma questi strumenti si rivelano utili e dirimenti soltanto quando sono usati correttamente, cioè se vengono usati PRIMA di procedere a qualsiasi considerazione etica, morale, dogmatica o religiosa.

Ricordando CROCE ed EINAUDI e la loro disputa un pò dogmatica sui termini LIBERALISMO e LIBERISMO, possiamo affermare che è vero, logico e ragionevole, sostenere che i giudizi debbono seguire lo studio economico, non precederlo. Possiamo dunque superare ogni dogma e concedere alla dottrina di affermare che il LIBERALISMO può contenere in sé il LIBERISMO, non viceversa. Ma va anche ricordato che questa distinzione sui termini è tutta italiana, in nessuna altra parte del mondo ci si è divisi su questo ( non è un caso ).

Ecco dunque che lo studio economico risulta LOGICO, RAZIONALE, MISURABILE, COMPRENSIBILE: insomma centrato sull’UOMO. L'UOMO per quello che è, non per come lo vorremmo. E comunque sia, che sia stato CREATO oppure che si sia evoluto da una cellula, poco importa. Nessuno può prescindere dall'UOMO, perché l'UOMO che vediamo è la magia con cui abbiamo a che fare, e se cominciamo a dire ( ciascuno col proprio CREDO ) che l'uomo DEVE cambiare, ed ognuno spinge in una diversa direzione ... capite che il risultato che ne deriva è SOLO UNA GRANDE CONFUSIONE, nella quale ( guarda caso ) scorrazzano liberamente gli speculatori dell'uno e dell'altro CREDO !

Per dirla in breve: l'economia è talmente sana, logica, corretta e comprensibile che non c'è bisogno di alcuna fede particolare per capirla e rispettarla, essa è adatta a tutti e produce benessere per tutti.

L’uomo dunque, preso da quella incessante propensione che lo porta a volere sempre migliorare la sua condizione,  possiamo capirlo. C’è sempre un valore a monte, una preferenza, quindi una scelta. E questo deriva dal fatto che ciascuno incorpora in sé una scala di valori assolutamente personale, unica ed irripetibile. Ma per ogni uomo è diverso, perché gli uomini NASCONO DIVERSI.

L’economia è dunque il risultato di tutte queste scelte, è come una armonia NATURALE che rappresenta la coesistenza di tutte queste scelte, colorate da un medesimo istinto, quello dell’UOMO COME ESSERE SOCIALE. Ciò che le persone desiderano si tramuta in impulso per le aziende: esse producono ciò che è richiesto, altrimenti modificano ciò che producono, oppure ancora smettono di produrre quando non riescono ad adeguare i loro prodotti ai desideri dei consumatori. Le persone decidono i destini dell’economia, influenzando i comportamenti delle aziende, sino a decretarne il destino.

L’azione umana domina, insomma, ed essa è comportamento volontario, orientato ad ottenere quanto più possibile, al più basso prezzo possibile: GESTO ECONOMICO MISURABILE. Il suo tendere a scopi e fini è la risposta dell’io agli stimoli e alle condizioni del proprio ambiente.

L’uomo, in quanto essere pensante e agente, riuscì ad emergere dalla sua esistenza primitiva nel momento in cui RAZIONALMENTE SCELSE di vivere come ESSERE SOCIALE. Fu la RAGIONE, attraverso un CALCOLO ECONOMICO, a suggerirgli che la mutualità sociale e la cooperazione procuravano vantaggi enormemente superiori ai condizionamenti che producevano verso l’azione individuale. Acquisire il cibo con l’aiuto di tutti è una scelta di gran lunga più conveniente rispetto ad una caccia operata dal singolo, dove tutti operano contro tutti. Ma va ricordato che questo processo di valutazione ragionevole – ieri come oggi – avviene nell’INDIVIDUO.

Infatti l’uomo agisce – quindi sceglie – per modificare in meglio la sua condizione, per raggiungere una situazione che LUI reputa più conveniente di altre. Il tratto caratteristico di ogni fine ultimo è la sua indiscutibile INDIVIDUALITA’. Ogni individuo è unico ed ultimo arbitro su tutte le questioni che riguardano la sua felicità. Ogni individuo elabora, aggiorna e modifica i suoi GIUDIZI DI VALORE in relazione all’ambiente circostante, senza sosta ( L. von Mises ).

Tutto questo ci porta a proporre tre riflessioni fondamentali, tre pilastri di LOGICA E BUON SENSO che possono disinnescare le micce ideologiche, purtroppo sempre presenti, e favorire quindi un sano rapporto con le questioni dell'economia: 

1) Le cose che NON costano alcun sacrificio per essere ottenute NON SONO BENI ECONOMICI ma BENI GRATUITI e come tali non sono oggetto di alcuna AZIONE. L’economia non si occupa di questi beni perché l’uomo non deve scegliere tra essi e altre soddisfazioni: dove non c’è scelta non c’è valutazione economica, dunque nemmeno azione economica.

2) Il profitto è il maggior valore che si attribuisce al bene ottenuto rispetto al minor valore attribuito al bene a cui si è rinunciato per ottenerlo.

3) Poiché l’azione mira INVARIABILMENTE a sostituire una situazione considerata meno conveniente con una ritenuta più soddisfacente, possiamo affermare che l’AZIONE ECONOMICA mira sempre al PROFITTO e mai alla PERDITA. 

Ma il grosso del lavoro non è compiuto, perché la questione di fondo è sollevata, non risolta. La molla non è l'impulso economico, ma certo lo sembra. Lo sembra così tanto, e da così tanto tempo, che molti hanno inquadrato l'economia e le sue leggi tra le cause di un egoismo che altrimenti non sarebbe ( l'ideologia lascia sempre segni negativi ). Molti purtroppo - ancora oggi - offuscano l'intelligenza loro e di quelli che li ascoltano, dipingendo il capitalismo come un sistema disumano, da abbandonare, da correggere. Portatore di male per l'uomo.

NON E' COSI'

L'economia è soltanto uno strumento. Non è l'origine, non è la causa scatenante. C'è altro, dietro i fatti economici, molto d'altro su cui indagare. Suvvia. Il desiderio di migliorare, questo scegliere mezzi per raggiungere fini, non è un impulso autonomo, non trova alcuna ragione in sé, né spiegazione, né giustificazione. Esso è conseguenza, forse strumento. E' originato, a sua volta. L'impulso che scatena il comportamento, dunque il fatto economico, NON HA una propria, autonoma matrice.

E' frutto di un istinto primordiale: quello si primigenio, marchio, fattore originale, non figlio e non frutto. Ebbene questa matrice, questo scheletro che ci modella e ci sostiene sin dall'inizio del tempo, pervade e forma, delimita ed influenza profondamente - come non capirlo - anche gran parte dei nostri confini morali. Fa di noi gli esseri che siamo: dall'eternità e per l'eternità. Ordina, colora e governa le nostre pulsioni, da sempre: LA MIMESI ( delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo - Renè Girard )

LA MIMESI E' LA NOSTRA NATURA

Che siamo stati creati o che si tratti di evoluzione, ben poco cambia la sostanza. L'UOMO è così, la sua MIMESI funge da molla e ci aiuta e ci sollecita a produrre instancabilmente voglia di vivere e di fare MEGLIO. Essa infatti nutre il nostro desiderio di avere ciò che ha l’altro, il desiderio di essere ciò che è l’altro, il desiderio di diventare l’altro, di vivere la sua vita o qualunque altra vita, se reputata migliore rispetto alla nostra. L’uomo vive ( da sempre e per sua natura, non per cultura ) in un turbine di percezioni e di stimoli, un flusso potente, poderoso ed inarrestabile di ASPETTATIVE DI MIGLIORAMENTO, GENERATE DAL SOLO GUARDARSI ATTORNO.

Percezioni e stimoli che costituiscono la molla primordiale ed inesauribile dell’azione umana. Generano e modificano i GIUDIZI DI VALORE, dunque l’azione economica, e sono all'origine del conflitto con l'altro, perché tendono a far confliggere le compatibilità con il desiderio, soprattuto all'interno di una comunità. Per questo non c'è verso di eliminare dal nostro tempo il CONFLITTO e per questo loro essere parte di noi fondamentale, essenziale come strutturale ( appunto le pulsioni ), esse rappresentano anche IL LIMITE dell'uomo e la prova imbarazzante, definitiva, di quanto siano stati determinati, CREATORE oppure NATURA, nel forgiare l'UOMO immerso in una TOTALE LIBERTA'.

Fu per questo che l'uomo, pur di assomigliare a DIO, pur di essere lui stesso DIO, non esitò a vestire la sua personale MIMESI, sino in fondo, sino a sfidare la vita, sino a sfidare il suo stesso CREATORE. Vedete di cosa stiamo parlandoE' così da quando esiste il tempo: conoscete qualcosa di altrettanto eterno e potente ?

ED ALLORA

Avere un’idea corretta di DOVE RISIEDA la molla che muove l’economia, non serve soltanto a riconoscere i meccanismi profondi che governano il mondo dei beni e dei bisogni, quelli che invariabilmente generano nel tempo reddito, quindi rendimento, per capirci. Non è un esercizio culturale che accarezza la nostra dimensione narcisistica o religiosa o sociale. Avere un'idea corretta e precisa di DOVE RISIEDA la molla che muove l'economia ( per chi deve scegliere come e dove investire ) è utile e fondamentale ancor di più per comprendere quanto sia importante conservare e proteggere - negli investimenti - la RISPONDENZA tra azione umana e fatti economici. Proprio per NON ALTERARE quei delicati meccanismi che mantengono in equilibrio – quindi in efficienza - l’intero sistema, quindi anche il nostro investimento. 

Ora possiamo affrontare il tema delle sovrastrutture e dell'adulterio: la finanza, la sua natura, le sue distorsioni e alcuni guasti legati alla avidità.

 

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