Il nuovo metodo antropologico ®

ANTROPOLOGIA DEL RENDIMENTO ®

di Luciano Fravolini

Abbiamo visto come l'econometria riferisca numeri molto convincenti circa il rendimento dei mercati, seppure con alti e bassi di medio-breve periodo, alti e bassi che presentano a volte ampiezze di valore anche piuttosto importanti ( volatilità e speculazione ). Abbiamo ancora detto che questo dato positivo, di per sé eclatante, non convince affatto la platea degli investitori: essi appaiono più che altro spaventati dal mercato, come dire, scettici e diffidenti.

Perché mi sono occupato di tutto questo ? Una spiegazione è doverosa: quella circa l'origine del mio interesse per la materia.

Facciamo come se fosse una presentazione professionale e personale, quindi d'ora in poi, per alcune righe, parlerò usando la prima persona singolare.

Mi sono occupato e mi occupo di tutto questo perché questo è il mio lavoro, ma soprattutto la mia passione ( per mia fortuna ). Ho il privilegio di essere indaffarato attorno a cose che amo e che mi interessano molto, anche se non in virtù di una buona sorte - come dire - lavorativa. Si è trattato invece di una scelta personale, certamente professionale, che poi si è trasformata anche in una scelta più profonda, una scelta di vita. Scelta dura, anche traumatica, come non ricordarlo, quella dell'ottobre 2000: dimissioni dalla banca dopo 27 anni di servizio, senza pensione, senza paracadute. Pur avendo raggiunto un livello economico e di carriera non trascurabile. Perché mai ?

Avrei potuto tirare a campare, ero praticamente intoccabile: per via della anzianità di servizio e dello stato anagrafico. Avrei potuto tranquillamente attendere di entrare in qualche esodo e mettermi in tasca anche un bel regalino, di quelli che le banche in questi anni stanno volta per volta distribuendo, per liberarsi degli anziani. Questo però significava attendere che il tempo producesse anche per me ciò che i miei colleghi stavano tutti raccogliendo: una via di uscita piuttosto dorata. Ma bisognava attendere lì, rinchiuso in quel recinto. Io non avevo alcuna intenzione di interrompere l'attività lavorativa: desideravo lavorare meglio, non lavorare affatto. Grande la mia voglia di fare, dire, approfondire, capire e cambiare. Cambiare le cose attorno a me.

Ero insoddisfatto, certo, perché quello che avevo raggiunto aveva solo il sapore burocratico di un simbolo, nemmeno vicino al concetto di realizzazione. In banca un direttore di agenzia è PASTORE, VENDITORE, IMBONITORE, RESPONSABILE DI TUTTO MA TITOLARE DI UN BEL NIENTE. Cinghia di trasmissione della altrui volontà in giacca e cravatta: ubbidire, seguire la normativa, vendere, controllare, servire, mai tentare di cambiare, nemmeno mettere in discussione metodi, nodi, struttura. Meglio anche non pensare. Nemmeno pensare ai clienti. Insomma ben poco di te, della tua presenza e della tua capacità puoi ritrovare in quel che fai, da quelle parti ( ed oggi è anche peggio, mi riferiscono i vecchi colleghi - Fb 2017 ).

Tutto questo, certo, in cambio di soldi. Ma io non ne potevo più. 

Ora, intendiamoci. Non è che uno fuori dalla banca sia veramente fuori dalla banca, insomma non tira un'aria molto diversa altrove, anche perché nel mondo dell'offerta finanziaria, in Italia, le banche sono comunque pesantemente presenti. Ma è pur vero che OGGI ho la possibilità di decidere in autonomia cosa è meglio fare per i miei clienti, come farlo e quando. La banca per me, oggi, è più che altro uno strumento ( ben accordato, a dire il vero ) e debbo infatti riconoscere che non è solo merito della mia testa dura, ma anche merito della struttura dove ora opero: mi consente una totale autonomia, rara nelle strutture italiane. Non è poco, per me.

Quella scelta dunque mi ha portato sin qui, e passo dopo passo, anno dopo anno, ho elaborato e rielaborato la teoria di cui vi sto adesso parlando: ora riflettendo sui disastri cui assistevo, ora cercando di approfondire ed inquadrare le vicende con la lente dell'uomo, ma sempre trascurando - per profonda convinzione ed esperienza - quell'approccio mentale alla finanza tanto in voga ancor oggi, un approccio da algoritmo, che col tempo si è rivelato vera fonte di distorsioni, problemi e bolle". Dicevo che l'ho fatto per passione e per amore della verità, certo, ma anche per il desiderio di contribuire a diffondere una vera cultura finanziaria, almeno tra i miei clienti, ed infine - certo - anche per il mio Paese, dove vorrei che i miei figli vivessero senza essere circondati da tanta mediocrità e malessere.

Questo non significa che io pensi di cambiare qualcosa col mio dire e col mio fare, non sono uno sciocco o un illuso. Più che altro vi confesso che non non sopporto l'idea di rimanere passivo a subire l'imbecillità del sistema, ecco: PARLO  E  RACCONTO.

Perbacco, siamo una Nazione avvilita e corrotta, squalificata da una torma di improvvisatori, figli d'arte e furbetti anche perché troppi li invidiano, troppi tentano di emularli, invece di prenderli a calci nel sedere ! Molti di questi, purtroppo, figurano anche tra i promotori ( vedi INVESTIRE-CON CHI ). 

Non è facile proporre una rivoluzione e riuscire subito a farsi capire. Ho dovuto riflettere molto sul tema: come raccontare, come spiegare i passi, quali esempi proporre, quali raccordi. E poi, fare in modo che questi raccordi fossero forti, pulsanti, vividi e viventi, vivaci e coinvolgenti, ma anche attuali. Ho cercato insomma una via di uscita dal ghetto della dottrina, una chiave di lettura semplice, una comprensione alla portata di tutti che fosse anche a due passi dalla vita di ciascuno. Insomma un MODO UMANO di affrontare il tema, che potesse illuminare - innanzi tutto - quindi convincere, smuovere le incrostazioni e definire le ansie, destrutturandole. Mettere radici, una volta per tutte.

Molto hanno influito i successi ottenuti nella gestione dei risparmi dei clienti, in questi ultimi anni ( nonostante la Crisi ). Per lo meno i successi di TUTTI quelli che hanno seguito le mie indicazioni. La realtà dei mercati ha suggellato le mie tesi e le mie argomentazioni, trasformandole in cronaca, fatti positivi e rendimenti significativi, ma anche GIUSTI. Da qui una grande consapevolezza: LA TEORIA FUNZIONA !

Si, funziona ( vedi INVESTIRE - verifiche ). Funziona anche per tutti quei colleghi che la applicano senza nemmeno saperlo. C'è una storia di successi che dura da anni, per i miei clienti, come per tanti altri clienti di promotori umanisti, successi che hanno pur sempre attraversato le durissime crisi di questo scorcio di millennio. Buoni successi, che hanno prodotto in me orgoglio e consapevolezza, certo, ma anche nuova sensibilità nell'analisi, rinnovato impegno nella formazione, verifica quotidiana e tante nuove conferme sulla validità dell'approccio umanistico. Su quanto sia bello fare le cose per bene.

Il panorama attorno a me non è cambiato, banche e reti si preoccupano di vendere. Vendere, vendere sempre di più, oramai la attività di vendita è la sola cosa che viene richiesta agli impiegati di banca ( in banca si faceva un bellissimo lavoro, una volta ). Oggi saper vendere, riuscire a vendere, è diventato l'atto qualificante che apre le porte alla carriera, null'altro occorre conoscere o saper fare, e questo vale anche per la maggior parte dei promotori, purtroppo. Non c'è altro da offrire, nulla da spiegare ai clienti ( ne abbiamo testimonianza diretta ancor oggi, Ottobre 2012 ). E mentre QUESTO è tutto ciò che accade, i giornali si industriano a redigere l'elenco dei migliori, quelli che si salvano, quelli da imitare, gli idoli del successo:

  • CHI HA VENDUTO DI PIU'
  • CHI HA RACCOLTO DI PIU'
  • CHI HA GUADAGNATO DI PIU'

Nessuna struttura bancaria, nessuna rete o sim, ha mai dato sinora una vera, pubblica rilevanza a quei promotori che ottengono buoni risultati per i loro clienti, quindi anche per la banca. Ancor oggi le premiazioni - i famosi contest come si dice - sono QUESTIONI PRIVATE  della struttura e sono appannaggio di quei promotori che utilizzano MOLTO i prodotti di casa in modo passivo, senza verifica e senza partecipazione attiva, o comunque ubbidiscono alle direttive commerciali delle loro mandanti, prima di ogni loro libera considerazione professionale.

In un ambiente di questo tipo, in un'Italia così, raccontare il mio metodo e la mia visione, la mia lettura delle questioni economiche e finanziarie, la mia tecnica di selezione dei prodotti, e poi elaborare, trasformare tutto questo in una TEORIA ECONOMICA, in un METODO DI INVESTIMENTO, e poi disciplinare tutto questo e renderlo disponibile, al servizio di tutti, in un sito, in un getto d'acqua fresca che spazzasse via le incrostazioni di metodo e cultura tanto utili al sistema ... è stato quasi un bisogno, un fatto automatico ed inevitabile, ad un certo punto. Che poi tutto questo possa veramente trasformarsi in un getto d'acqua fresca che spazzi via le incrostazioni ( spunta l'anima dell'artista ) è una bella aspettativa, tutta mia. Ma ora basta, il dovere di raccontarmi è assolto, ho parlato anche troppo al singolare. Rientro ne' ranghi !

DICEVAMO

Abbiamo visto che i dati econometrici sono confortanti, perbacco, ma è vero che la cronaca ha registrato anche crolli, obbligazioni non rimborsate, stati insolventi ed altre perdite rilevanti ( qui invitiamo tutti ad usare il termine PERDITA in modo corretto, esso descrive diminuzioni di valore IRREVERSIBILI ED IRRECUPERABILI, non va confuso con la VOLATILITA' che è altra cosa ). Ebbene, questi avvenimenti negativi hanno coinvolto ampie masse di risparmiatori e famiglie, ed hanno provocato a volte l'azzeramento di tutto ciò che avevano accantonato: una pessima storia. Eventi dolorosi, che hanno segnato di pessimismo la memoria di tutti, come non ammetterlo. Eppure questi episodi non giustificano ( numeri alla mano ) l'insorgere di un pensiero comune tanto scettico e diffidente verso il mercato. Ancor di più se ricordiamo ciò che le cronache di questi anni hanno portato alla ribalta con grande clamore: NON ESISTONO ALTERNATIVE AL MERCATO ( la crisi del mattone Sub Prime è testimonianza vivida di questa verità ).

Ma allora, cos'è andato storto ?

L'analisi del mercato, la reputazione del mercato non è semplicemente ciò che il mercato è veramente, ma anche e soprattutto ciò che pensa l'opinione pubblica riguardo al mercato  - che non conosce direttamente - ma di cui sente dire: fatti ed episodi di cui si racconta, si scrive e si parla. Questi processi mescolano verità e distorsioni, promozione e stereotipi, conoscenza e fantasia. Ma - attenzione - esprimono pure tanta verità. E' così che funziona l'immaginario collettivo, che ci piaccia o no. Ed è così che le idee ed i giudizi si stratificano, si solidificano e si cristallizzano. Sino a quando non intervengono chiarimenti, spiegazioni, prove, nuove esperienze.

L'educazione e la formazione, infatti, propongono la ricomposizione analitica di ciò che è veramente accaduto e mostrano, senza veli, ogni aspetto delle parti in gioco, di tutte le parti in gioco. E' proprio la riflessione critica operata sugli atti e sulle vicende a dissolvere il manto della leggenda. Ora l'osservatore può intravedere il vero protagonista: L'UOMO ( Teoria e Storia - Ludwig von Mises ). Ma da noi hanno preso piede solo favole e miti, tipo:

" fatti amico il direttore ... vedrai che poi ti passa le dritte su qualche titolo da comprare, lavora sulle medie mobili, segui Fibonacci, studia le Bolle, le onde mi raccomando le onde, compra basso e vendi alto, utilizza i dati statistici, fai la media dei trend, oppure studia gli umori, segui i proverbi, ascolta gli esperti, l'oroscopo, mi raccomando l'oroscopo, fai sempre il contrario che non ti sbagli, fai da solo che è meglio, abbonati ad un sito di trading, studia, iscriviti ad un corso on line "

Insomma, vediamo tutti molto concentrati ad evitare le buche. Nessuno mai che si adoperi per capire come si formano, le buche, per poi magari provvedere. Sono fioriti pertanto prodotti d'ogni tipo. Ciascuno pensato nella pia illusione di risolvere uno specifico tema, una specifica sensibilità emotiva, tutto qua. Non si è nemmeno tentato di riflettere seriamente sul mercato, coinvolgendo in questo gli stessi clienti, perché no, o magari cercare di comprenderne equilibri e meccanismi profondi, per poi diffondere questa conoscenza e liberare la mente dalla paura, liberarsi. Nemmeno ci risulta che qualcuno si sia preoccupato di capire se esista o meno una matrice, una costante che dia origine al rendimento. Sempre per capire e liberarsi.

EPPURE I RENDIMENTI MEDI SONO RILEVANTI E COSTANTI NEL TEMPO ... COSA MAI LI PRODUCE ?  

ECCO UNA PRIMA NOVITA' DELLA TEORIA

L'Antropologia del rendimento ® si concentra su quello che sta dietro, dentro e sotto i fenomeni, su ciò che li origina, sulla fonte delle cose, non solo sul loro manifestarsi: suvvia, l'esatto contrario di ciò che fanno i traders. Essi, esaminando un grafico, dicono di osservare la realtà, non si pongono affatto il problema di comprendere COSA abbia generato quel movimento, quello scarto. Sostengono che la manifestazione in sé ( quindi il grafico ) rappresenti la realtà, coincida con la realtà, sia l'unica realtà da considerare. Il grafico è tutto ciò che occorre sapere, non c'è altro su cui indagare.

Noi invece sosteniamo che conoscere l'origine dei fenomeni è l'unico modo per capire cosa mai stia bollendo in pentola. Siamo ben consapevoli della inaffidabilità delle analisi quantitative, se applicate ad una materia dove l'influenza dell'essere umano è totale. L'uomo - infatti - muta continuamente il proprio orientamento in materia di scelte economiche. Ciò che oggi gradisce domani può essere ripensato e capovolto. E' dunque un DELIRIO, per questo, affermare che un grafico equivalga ad una perfetta e completa rappresentazione della realtà. Un grafico mostra un movimento, NON le sue origini profonde: un grafico NON può spiegare se stesso.

Noi partiamo dalle origini, puntiamo al cuore del problema:

DA COSA DERIVA IL RENDIMENTO ?

Rispondere a questa domanda, sciogliere questo nodo, determina immediatamente anche la conoscenza diretta, non mediata, non episodica e non casuale, circa la affidabilità della matrice che consideriamo: solo così si cancella ogni incertezza. La TEORIA dunque è intervenuta su questo, proponendo un abito mentale nuovo, profondo e diverso. Ma nel farlo, badate, va preoccupandosi anche di risolvere gli spazi ambigui dei luoghi comuni, soprattutto quelli legati alla conoscenza dell'ambito operativo. Questo infatti alimenta ignoranza, approssimazione e provincialismo ( A. Maria Tarantola - l'ignoranza è una emergenza - Mz 2009 ). 

Davvero sapete come utilizzare i risparmi ? Ricordando l'iniziale distinzione tra custodire, conservare oppure investire, passeremo ad esaminare le implicazioni. Perché, vedete, per ogni scelta cambieranno tempi, modi, prodotti, percorsi, risultati ed anche atteggiamenti. Ma andiamo avanti. Se decidete di investire ( come è ovvio fare per dare un senso al risparmio ) ricordate queste semplici considerazioni:

  • SE NON SAPETE COME SI FORMANO I PREZZI - IN BORSA - NON RIUSCIRETE MAI A CAPIRE GLI SBALZI DI VALORE, VI TOCCHERA'  SUBIRLI SENZA CAPIRE, NE RICAVERETE PAURA ED IRRAZIONALITA'
  • LA BORSA E' INEFFICIENTE, PER SUA STRUTTURA ( LO SARA' SEMPRE ), MA QUESTO FATTO COSTITUISCE NELLO STESSO TEMPO LA DIMOSTRAZIONE ECLATANTE DELLA SUA GRANDE EFFICIENZA
  • LA ANALISI DI SCENARIO E' PARAGONABILE ALLA ANAMNESI DI UN BRAVO MEDICO CLINICO: TI SALVA LA VITA, PERCHE' ORIENTA NELLA GIUSTA DIREZIONE LE RICERCHE
  • I PRODOTTI DI INVESTIMENTO NON SONO TUTTI UGUALI, IMPARARE NON E' AFFATTO DIFFICILE, SOLO RICHIEDE UN MINIMO DI TEMPO, COSTANZA, CURIOSITA' E ... PRURITO MENTALE
  • LE INFORMAZIONI DEBBONO ESSERE LETTE CON SPIRITO CRITICO, SPESSO I GIORNALI PROPONGONO VALUTAZIONI ERRATE O FUORVIANTI OPPURE ERRORI MADORNALI, MENTRE ALTRE VOLTE POSSONO ESSERE PORTATORI DI CONFLITTI DI INTERESSE, O PORTATORI DI UNA CULTURA PICCOLA, PICCOLA ... COME QUANDO SPARANO TITOLI ROBOANTI CHE FORSE AIUTANO A VENDERE QUALCHE COPIA, MA NON HANNO NULLA A CHE FARE CON LA VERITA', NE' CON L'INFORMAZIONE
  • LA STORIA DEI MERCATI, DELL'ECONOMIA, DELLA FINANZA, LA STESSA ECONOMETRIA, SONO FORMIDABILI ALLEATI, CERTO, MA OCCORRE ANDARSELI A LEGGERE, SOPRATTUTTO RICORDARLI ... PERCHE' E' VERO CHE IL PASSATO NON E' UNA GARANZIA MA A CONOSCERLO SI IMPARA MOLTO ANCHE SUL FUTURO
  • UNA PERSONA INFORMATA E CONSAPEVOLE SA CHE INVESTIRE SIGNIFICA SAPER ATTENDERE IL TEMPO DI MATURAZIONE, MA SA ANCHE MOLTO BENE CHE IL RISULTATO DELL'INVESTIMENTO E' UN UTILE SERIO E SIGNIFICATIVO ( ALTRIMENTI CUSTODISCE OPPURE CONSERVA, SENZA DOVER ATTENDERE ALCUNCHE' )
  • NESSUNO PUO' BATTERE IL MERCATO. IL MERCATO VINCE SEMPRE, PER QUESTO BISOGNA SEGUIRLO

Abbiamo appena ricordato e riproposto le direttive di premessa ( Come investire ). Ora nulla più oscura la vista, possiamo esaminare il cuore della questione, e conoscere il cuore della questione significa SAPERE DOVE investire. Cioè sapere dove investire per non essere traditi.

Quali scelte si profilano dinanzi a noi, se decidiamo di investire i nostri risparmi ?

Potremmo argomentare con mille rivoli e sfumature, in base a moltissimi fattori ( facendo un pò il verso ai così detti esperti che tanto poco ci affascinano ). Non ci piace questo metodo. Noi amiamo ricordare la figura esemplare di William of Ockam, filosofo e frate francescano inglese del XIV secolo. La sua metafora del rasoio concretizza l'idea che sia opportuno, dal punto di vista metodologico, eliminare con tagli di lama e mediante approssimazioni successive le ipotesi più complicate. In questo senso il principio può essere formulato come segue: A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire ( Guglielmo di Occam ).

Ora, pensateci bene, dove si possono investire i soldi ? Soltanto in due posti, amici miei: nelle AZIONI oppure nelle OBBLIGAZIONI. Tutte le altre soluzioni sono un mix, più o meno ben assortito, di questi due asset, e sempre più spesso - oggi - si producono repliche sintetiche, con tutti i limiti che le caratterizza. Ed allora, cosa suggerisce la nostra TEORIA ?

Suggerisce di riflettere subito sulla realtà. Cosa significa prestare soldi ad un imprenditore ( obbligazioni ) ? Significa aiutarlo a farsi gli affari suoi, semplicemente, in cambio avrete il PREZZO DEL DENARO, null'altro. E cosa significa, invece, diventare socio di un imprenditore ? Significa partecipare ai suoi UTILI.

Ma l'Antropologia del rendimento ® suggerisce di superare il recinto delle apparenze: cercate di capire come si produce il rendimento, indagate. Ingegnatevi a scoprire da cosa matura, quale sia il meccanismo che innesca la crescita di valore degli asset. E' fondamentale capire la fonte, perché tutto dipende dalla tipologia di quella fonte, dalla sua struttura, dai fattori che vi partecipano, direttamente o indirettamente.

Scoprire che un rendimento è originato da fattori casuali ( e chiariamo subito che casuali non è termine riduttivo o spregiativo, ma semplicemente appropriato se messo in relazione con il secondo, di cui parleremo subito dopo ) fornisce a chi possiede questa informazione una tranquillità limitata, per forza. Sapere invece che un rendimento è diretta conseguenza del fluire sincrono, altalenante ed ininterrotto, del giorno con la notte, fornisce una tranquillità di ben altro tipo: solida e planetaria, universale, biblica, intrisa di radici vitali, inattaccabile, indeformabile: antropologica ®.

Ecco. Se un'oasi fosse alimentata da una pompa che pesca altrove l'acqua dolce, smetterebbe di esistere non appena la pompa cessasse di funzionare ... insomma la sua esistenza sarebbe strettamente legata al funzionamento di un meccanismo artificiale: non sarebbe frutto di forze naturali. Ed ancora, se una fonte fosse situata in prossimità di uno scarico industriale, molto probabilmente quell'acqua conterrebbe elementi tossici. Cari appassionati, amici lettori, l'origine delle cose è come una mappa o un certificato: essa può raccontare, a chi sa decifrarla, tutto ciò che occorre sapere circa la struttura dei beni, degli oggetti, delle situazioni. Ma soprattutto la loro resilienza finanziaria: cioè la capacità di resistere agli shock !

E' fondamentale, dunque, sapere QUALE TIPO DI NATURA si cela dietro il rendimento, quale meccanismo lo origina. A seconda della tipologia di quella matrice potremo stabilire affidabilità, ripetitività e durata nel tempo di quel rendimento, quindi sapere dove investire e non essere mai traditi. Ma c'è qualcosa, al mondo, di così affidabile ?

SI, L'ATTIVITA' UMANA

Quella eterna ed immutabile pulsione dell'uomo verso il miglioramento della propria condizione, quell'istinto che rende l'uomo e la sua attività elementi imprevedibili e non catalogabili ( l'epistemologia dedicata, il dualismo metodologico, la prasseologia di Ludwig von Mises ). Il brillare della attività umana può infrangere ogni muro, può superare il mito della cultura dominante, il blocco degli schemi e delle ideologie ( vedi crollo del comunismo nell'URSS ), persino i luoghi comuni. Questo brillare dell'uomo propone sistematicamente, attraverso i suoi figli più impertinenti ( INNOVATORI ) la revisione critica dell'esistente e del fare, il superamento degli equilibri acquisiti, quelli che spesso tendono cristallizzarsi anziché evolversi, e l'avanzamento della cultura verso nuovi equilibri e nuove compatibilità. Verso la soluzione di nuovi e vecchi problemi.

E' questo brillare che cerca, scopre e sperimenta nuovi modi e nuove strade, incessantemente, ubbidendo all'istinto primordiale e primigenio della MIMESI e a quel conseguente, continuo, strutturale impulso verso il CAMBIAMENTO ed il MIGLIORAMENTO ( è per questo che l'assenza di una cultura del merito fa sprofondare le società nella decadenza - vedi crisi della cultura occidentale, l'odio di sé, in LIBERARSI DEI DEMONI di Giorgio Israel ). E' l'uomo la matrice indelebile ed eterna che conferisce spessore, costanza e direzione al rendimento. Occorre dunque trovare un collegamento stabile tra prodotto, metodo ed attività umana, per acquisire una certezza ANTROPOLOGICA circa la produzione di UTILI.

Ma facciamo un esempio, sarà tutto più chiaro. Si tratta di una storia di fantasia, ma è inventata solo a metà. E' una storia molto reale, una storia già vista e sentita, tipica del nostro Paese, come di ogni altro Paese. Tipica del nostro vicino di casa, possibile per ciascuno di noi. I valori riportati ( tassi e stime ) si riferiscono all'estate 2011. 

IL BAR DI MARIO E CARLA

Mario ( 33 anni ) lavora da 15 anni come banchista in un bar, guadagna 1.300,00 Euro/mese, è sposato ed ha due figli. Carla, sua moglie, lavora come cassiera part-time in un supermercato e guadagna 700,00 Euro/mese. Le aspettative di carriera, per entrambi, sono limitate, il tenore di vita - anche prospettico - modesto. I due decidono di fare qualcosa per modificare quella realtà, in cui si sentono imprigionati, e progettano di aprire una loro attività, un loro bar, dove lavoreranno insieme.

Si guardano intorno, fanno due conti ( hanno trovato un locale in affitto ). Verificano dunque che il progetto di impianto del bar è realizzabile, ma occorrono 100.000,00 Euro ( anche se diversi lavori se li faranno da soli ). I loro genitori mettono a disposizione una parte dei loro risparmi ed i ragazzi, sommando questo dono alle loro scorte, si trovano a disporre di 60.000,00 Euro: mancano dunque 40.000,00 Euro. Come trovarli ?

Si rivolgono a due loro carissimi amici, Andrea e Claudio, che rispondono alla loro richiesta di sostegno in due modi molto diversi. Andrea è entusiasta dell'idea, decide infatti di partecipare all'impresa. Mette pertanto a disposizione del progetto 20.000,00 Euro, associandosi ( dunque comproprietario al 20% ). Mario e Carla accettano di buon grado, anche se avrebbero preferito arrivare a far tutto da soli. L'altro amico, Claudio, è un tipo un pò diverso, e si dichiara pronto solo per un prestito, nulla di più. Chiede però di poter incassare una rata mensile, una specie di rendita: durata sette anni, tasso fisso del 4% ( non dissimile da un BTP ). Viene accolta anche questa offerta.

Il progetto entra nella fase operativa, stucchi, attrezzature, inaugurazione e caffè e cappuccini dalla mattina alla sera ( Mario si alza tutte le mattine alle 5,30 - Carla lo raggiunge alle 9,00 dopo avere accompagnato a scuola i bambini ... è così tutti i giorni ). In questa fase i due ragazzi si rendono conto quanto sia diverso lavorare sotto padrone ( come si dice ) dal lavorare in proprio. La fatica è tanta, ma l'entusiasmo è mantenuto, anzi, aumenta. Gli affari infatti vanno bene e già dopo il primo anno, per i due giovani imprenditori, si profila una situazione gratificante. Vediamo:

  • l'utile medio mensile è di 1.500,00 Euro a testa, per un totale di                       3.000,00 EURO                
  • il peso mensile per pagare il prestito di Claudio ( Q cap + Q inter ) incide per       275,00 EURO       
  • la quota mensile di utile per il socio Andrea ( 20% ) è pari a                                  600,00 EURO
  • la residua disponibilità mensile per i due ragazzi è pari a                                   2.125,00 EURO

Ora. I due giovani hanno a loro disposizione più di quanto avessero prima, dopo avere pagato socio e creditore, più del vecchio lavoro da dipendenti. Certo, il livello di partecipazione fisica, emotiva e situazionale non ha paragoni: l'idea delle cose da fare, magari da fare meglio, li segue sempre, praticamente non staccano mai. Ma oggi sono proprietari della attività dove lavorano e le loro prospettive economiche sono di tutt'altro colore. Va anche ricordato che oggi, nella nuova situazione di imprenditori, ottengono qualcosa di nuovo e di sorprendente: la loro fatica, il loro sudore non producono soltanto un reddito ma anche patrimonio. Il BAR tra qualche anno avrà un suo prezzo di mercato, somma di tanta fatica, e sarà un vero e proprio asset da iscrivere in bilancio. Un bel successo, non c'è che dire.

E' LA STESSA COSA CHE AVVIENE CON L'ACQUISTO DI UN APPARTAMENTO DOVE RISIEDERE, INFATTI: MENTRE IL CANONE DI AFFITTO RAPPRESENTA IL PREZZO DELL'USO, LA QUOTA DI MUTUO INCORPORA IN SE' - OLTRE A QUEL PREZZO - ANCHE UN COSTANTE ACCUMULO DI PATRIMONIO

Ma vediamo, ora, per i loro due amici finanziatori, Andrea e Claudio, come si stanno mettendo le cose. Vengono puntualmente ripagati, ma come, quanto ? Vediamo:

ANDREA - è socio con il 20% di capitale e riceve 7.200,00 Euro/anno: rendimento ( ROI ) 36% annuo

CLAUDIO - è creditore della società per il prestito di 20.000 Euro, riceve ciò che ha pattuito: 4% annuo 

In queste due righe  è racchiusa una prima informazione RILEVANTE. Può aprire gli occhi sulla realtà: Andrea guadagna 9 volte più di Claudio ed in soli 3 anni recupera tutto il capitale investitoPerché mai ?

Perché ANDREA è socio, azionista, comproprietario. Lui partecipa agli utili del bar, non si limita a ricevere il prezzo del denaro prestato. Sono gli UTILI, cari amici, i BUONI UTILI a fare la differenza. E' il GUADAGNO delle attività produttive a generare questa grande differenza. Ed il GUADAGNO è il motivo per cui il bar è stato impiantato, il motivo per cui i due giovani hanno abbandonato il lavoro precedente, rischiando tutto ciò che avevano. Il GUADAGNO è il motivo per cui ora lavorano senza guardare l'orologio e senza avere una copia del contratto nella testa. Ora lottano e si battono solo perché l'azienda prosperi, non pensano ad altro, per sé e per i propri figli. UTILI importanti, per vivere bene, per avere di più, decisamente di più. Altrimenti si torna al vecchio lavoro, chi te lo fa fare ? E' questo lo spirito che guida ogni impresa, ogni professione. Altrimenti saremmo tutti degli impiegati, dei travet. Le aziende SANE producono SEMPRE UTILI IMPORTANTI, per l'imprenditore come per gli azionisti. Se così non fosse chiuderebbero, è una loro caratteristica strutturale, non cambierà MAI. E le AZIONI sono quote di possesso delle aziende, basterebbe ricordarlo, ecco la differenza.

Invece l'altro amico cosa ha scelto? CLAUDIO è creditore, obbligazionista. Ha scelto di non partecipare al progetto. La sua ricompensa quindi è semplicemente il PREZZO del denaro. Per sette anni e con interessi garantiti dal patto iniziale, certo, ma null'altro se non un prezzo di mercato. Una sorta di stipendio, non certo una partecipazione agli UTILI.

Ora qualche lettore penserà: Claudio riceve molto meno di Andrea, va bene, è vero, però il suo rischio è decisamente inferiore, lui possiede delle obbligazioni ... Ora, dov'è la verità ?

CHI RISCHIA DI PIU' ... ANDREA O CLAUDIO ? 

Senza considerare la recente cronaca che racconta di obbligazioni di molte Banche andate in fumo ( Novembre 2015 - Febbraio 2017 ), basterà una semplice considerazione: se la attività del bar fallisse, Andrea ( socio ) perderebbe i sui 20.000,00 Euro. Per Claudio, semplice creditore, obbligazionista, sarebbe forse diverso ? Avrebbe più garanzie ?

Ciascuno di Voi troverà la risposta nel buon senso, dato che è noto che la priorità di rimborso delle obbligazioni rispetto alle azioni è un dato certo ( ma solo nel senso che è scritto nei codici ), ma sempre e soltanto un dato teorico, come la famosa garanzia del capitale sino a 100.000,00 Euro sui conti correnti bancari ... Ma si tratta di una realtà molto poco confermata dalla pratica ( Cirio - Parmalat - Argentina - Grecia - Banca Etruria - Banca Marche - BPVI - Veneto Banca - Monte Paschi ... e via dicendo ). 

ECCO CHE C'E'

Nell'economia umanistica le AZIONI rappresentano la filiera della vita, del fare, le OBBLIGAZIONI invece la filiera della necessità, del bisogno. Non c'è molto altro da dire. Ecco cosa produce concentrarsi sull'origine antropologica degli ASSET: da questa angolazione possiamo decodificare i fenomeni dell'economia e della finanza e distinguere, filtrare, tra questi, quelli dotati di una autentica matrice umana, antropologica: E' LI' CHE RISIEDE UNA AUTENTICA GARANZIA DI RENDIMENTOIn fondo, una obbligazione non contiene altro che un patto di restituzione, regolato da un prezzo. Non c'è alcuna tensione di vita, dietro una obbligazione, se non in modo indiretto. Per questo non potrà mai eguagliare il rendimento di una azione. In una AZIONE c'è di mezzo la vita dell'imprenditore e dell'azienda stessa. In una OBBLIGAZIONE soltanto un accordo di reciproca utilità, regolato da un prezzo, un sinallagma. 

PRESTARE SOLDI A UN IMPRENDITORE ( acquistare obbligazioni ) SIGNIFICA AIUTARLO A FARSI GLI AFFARI SUOI, IN CAMBIO RICEVEREMO SOLTANTO UN PREZZO, IL PREZZO DEL DANARO, NULL'ALTRO.

ENTRARE IN SOCIETA' CON UN IMPRENDITORE ( acquistare azioni ) SIGNIFICA INVECE PARTECIPARE AGLI AFFARI SUOI, IN CAMBIO RICEVEREMO UNA PARTECIPAZIONE AGLI UTILI.

IL RISCHIO E' LO STESSO.

Un tempo cambiava la volatilità, tra i due investimenti ( elevata per le azioni, più contenuta per le obbligazioni ). Oggi questa regola si è modificata e molto spesso verifichiamo volatilità elevata anche nel mercato delle obbligazioni, come dire: non c'è più la volatilità di una volta !

Nel nostro sito proponiamo l'Antropologia del rendimento ® come strumento di selezione dei prodotti di investimento, delle tecniche di analisi del mercato, delle sue dinamiche come delle tensioni sociali, delle aspettative sui cicli economici, del mondo del lavoro, dei sistemi di welfare ma - soprattutto - come mezzo di formazione ed informazione verso risparmiatori e consulenti. E' questa la novità più intrigante: senza la partecipazione del risparmiatore non si progetta alcunché.

I Gestori capaci di utilizzare un tale filtro per individuare settori, paesi, nicchie, ambiti ed ambienti su cui puntare, si trovano ( oggi ben più di ieri ) ma te li devi andare a cercare. E se trovi qualcuno che li esamina e li seleziona professionalmente e con continuità, allora l'opera è davvero facilitata ed i rischi davvero eliminati. Questi Gestori ottengono, e sempre più otterranno, il rendimento dalla naturale attività umana, non avranno bisogno di proclamare garanzie di rendimento o sintesi matematiche di performance alla stregua di alcuni nuovi, luccicanti strumenti della modernità finanziaria ( robot-advisor ): la verifica dei risultati li ha già spazzati via, questi tecnicismi, nel recente passato, TUTTI, ora non c'è appello. 

E' allora evidente - per capirci - che accanto a questa impostazione umanistica occorre mantenere, sviluppare ed aggiornare tutte quelle conoscenze e sensibilità che consentono di muoversi sul mercato, sapendo molto bene cosa si sta maneggiando e con chi abbiamo a che fare ( vedi i numerosi capitoli di INVESTIRE ). Conoscere il campo di battaglia, conoscerlo a fondo, non è mai elemento da trascurare. In fondo non è una novità per nessuno, crediamo: senza informazione non c'è scelta. Chi non sa, subisce le scelte degli altri, che gli piaccia o no, anche se molto spesso non se ne rende conto:

IL VERO SCHIAVO E' QUELLO CONVINTO DI NON ESSERLO

I VERI SCHIAVI

Riconoscere, cercare la verità non è mai esercizio inutile, quando si tratta dell'uomo. E' esercizio duro e faticoso, certo, perché la ricerca mette sempre a nudo dogmi, cristallizzazioni, luoghi comuni ed ambiti di privilegio. Nei secoli XVI e XVII la religione fu al centro delle controversie politiche europee. Nei secoli XVIII e IXX in Europa come in Amercia la questione predominante fu quella del governo rappresentativo, contrapposto all'assolutismo regio. OGGI è ancora l'economia di mercato rispetto al socialismo.

Ma ecco che una bizzarra alleanza, maturata nel XX secolo, ha fatto convergere socialisti e cristiani - pur con matrici diverse - nel definire immorale il capitalismo e nell'attribuire alla sua dottrina - basata sulla libertà di azione e sulla proprietà privata dei mezzi di produzione - l'origine dei mali della società moderna. Ora, che si tratti di Stato o Chiesa, il senso delle questioni pratiche dell'economia non risiede nei meandri della teologia, né si trova racchiuso nel misticismo politico, che sia socialista o altro. La soluzione di questo problema dipende completamente dall'analisi economica, certo passata al setaccio, verificata e dimostrata attraverso l'uso del calcolo economico e del ragionamento logico-deduttivo, con verifica finale ed inevitabile nella Storia delle NAZIONI: è qui che troviamo conferme poderose, luci ed ombre che testimoniano - nella vita dei popoli - come la VERITA' sia una conferma delle idee, senza ideologia né credo. L'ECONOMIA ha già una sua ETICA, non ce la dobbiamo affatto inventare.

Ma questa analisi economica, se non correttamente indirizzata verso i naturali equilibri dell'uomo, dell'uomo com'è ( non come vorremmo che fosse ), può risultare controproducente, contraddittoria. Insomma, una analisi economica dogmatica, lontana dall'uomo, sovrastrutturale, può produrre più danni che benefici alla stessa economia: basta rileggere la storia dei sub prime, per capirlo.

Tutto questo fa sorgere in capo alle persone, agli addetti al lavoro, alle istituzioni, a chiunque sia in grado di capire e di parlare, un concetto ineludibile di RESPONSABILITA': non v'è mezzo col quale sfuggire alla propria personale responsabilità.

Chiunque trascuri di esaminare nel miglior modo tutti i problemi relativi, cede volontariamente la sua primogenitura a una élite che si arroga la posizione di superuomini. In queste materie vitali la cieca fiducia negli "esperti" e l'accettazione acritica delle parole d'ordine e dei pregiudizi popolari equivalgono a rinunciare all'autodeterminazione e cedere al dominio degli altri. Nelle condizioni odierne, nulla può essere più importante dell'economia per ogni uomo intelligente. E' in gioco il suo stesso destino e quello della sua progenie: tutte le persone ragionevoli sono tenute a familiarizzarsi coi principi dell'economia. Oggi questo è un dovere civico primario.

Prezzi, salariali, saggi di interesse e profitti sono trattati come se la loro determinazione non fosse soggetta ad alcuna legge economica. I governi tentano di decretare e di imporre prezzi massimi per le merci e minimi per i saggi di interesse. Gli uomini di Stato esortano gli uomini d'affari a ridurre i profitti e i prezzi e ad aumentare i saggi salariali, come se ciò dipendesse dalle lodevoli intenzioni degli individui. Pochi sono consci delle deficienze di tutte queste dottrine popolari o si rendono conto del perché le politiche basate su di esse portano inevitabilmente al disastro. Tuttavia, vi è soltanto un modo per rimediarvi: non stancarsi mai di cercare la verità.

Ludwig von MisesIndividuo, mercato e Stato di diritto )

E allora, cari risparmiatori. Sapere dove porta un sentiero e dove un altro non è soltanto un esercizio cognitivo. La differenza sta nel risultato che producono alcune strade, rispetto ad altre. Occorrono conoscenza, metodo e disciplina, altrimenti sarete sempre a domandarvi come mai ...

 CONCLUSIONI

La NUOVA TEORIA non è semplicemente una innovazione nel mondo degli investimenti. Essa individua e propone, nello specifico del discorso finanziario, una grande NOVITA': il rapporto tra uomo ed attività economiche come MATRICE di costanza nella produzione di rendimento degli asset. Suggerisce in tal modo un motore di riferimento assolutamente originale rispetto al passato, non solo. Ne dimostra la validità attraverso risultati ottenuti in 10 anni su reali patrimoni amministrati ( VERIFICHE ), ma anche attraverso il ragionamento logico-deduttivo. Ma non è soltanto questo.

La NUOVA TEORIA si rivolge ANCHE agli attori del mondo finanziario, proponendo loro un abito mentale nuovo, una nuova e più avanzata visione filosofico-economica che coinvolge lavoro e guadagno. Nel pieno rispetto delle compatibilità di tutti. Non si tratta di una formula, c'è un mondo nuovo in tutto questo, un mondo ecologico, non adulterato, che è anche un modo di vedere e ragionare sulle cose: un modo umano, antropologico e razionale, privo di dogmi e ideologie. Un modo che rappresenta un mondo possibile per tutti, che si rivolge a tutti, fuori dal credo di ciascuno. Un mondo che riporta al CENTRO della questione finanziaria, circa gli investimenti, l'equilibrio del rapporto con il cliente e con il mercato: si torna in effetti all'antica saggezza pratica delle palafitte e della caccia fatta assieme agli altri. Quale sviluppo potrà mai avere il mio lavoro se continuerò a guardare ai clienti come produttori di reddito per la mia fine mese ?

Viene posta, insomma, attraverso la TEORIA, anche la delicata questione del PERCHE' sia utile, opportuno, corretto, doveroso e persino necessario OGGI occuparsi di superare il ristretto confine del nostro mondo operativo. Catturare l'attenzione di tutti ( Banche - Reti - Colleghi - Clienti ) e farli riflettere sull'importanza di evolvere il rapporto tra le parti, condividendo la verità di cui siamo portatori: noi conosciamo il mercato come è, non come vorremmo che fosse.

Certo, il principio che proponiamo necessita di un duro avvicinamento, ne siamo consapevoli per averlo percorso in prima persona, ma è proprio per questo che lo descriviamo come POSSIBILE, e ricordiamo che se davvero vogliamo cambiare qualcosa ( per noi e per i nostri figli ), se davvero siamo stanchi di vivere in un mondo così avaro di onestà e correttezza, non possiamo sempre aspettare le prossime elezioni, la prossima riforma del TUF ( Testo Unico Finanza ). Non possiamo nemmeno aspettare che qualcuno ci venda un mondo migliore, su qualche catalogo: se il guadagno deve essere una conseguenza, non un obiettivo, dobbiamo praticarlo noi per primi, subito !

E se questo è vero - come è vero - dobbiamo affrontare e proporre questo discorso, prima o poi: con i clienti, i manager, le banche, le reti e le controparti istituzionali. Difficile ? Certo che è difficile. Vivere è difficile, perché vivere fa morire. Ma chi non si spende per paura di consumarsi si conserva, in fondo, per alimentare la terra, vedete cosa è meglio. Avete voglia di fare cose importanti ? Avete voglia di vivere una vita grossa, spessa, intensa e ricca di sapori ? Vi piacerebbe sentire la passione del far bene le cose che scorre dentro di Voi e si affaccia dai Vostri occhi, guardando fuori ? Allora, fate i missionari, oppure fate quel che diceva Albert Einstein:  

NON POSSIAMO PRETENDERE CHE LE COSE CAMBINO SE CONTINUIAMO A FARE LE STESSE COSE

Conforta e sostiene l'animo la consapevolezza che anche attorno a noi sta cambiando la percezione delle cose, la crisi ha scavato nei portafogli, nei debiti pubblici, ma anche nel buon senso di tanti operatori e studiosi: si sta producendo lentamente anche una nuova cultura. Oggi senti dire cose che soltanto qualche anno fa non avevano cittadinanza. Concetti che sanno di buono, concetti antropologici che noi amiamo in modo particolare perché rappresentano la base delle nostre convinzioni: libero uomo in libera economia. Viene da McKinsey una mazzata in tal senso, una mazzata sulla vecchia idea di capitalismo ed impresa. Infatti secondo loro:

l'idea che l'azienda debba innanzi tutto creare valore per gli azionisti è un abbaglio, questo abbaglio deriva dalla convinzione ( neo-classica ) che la cosa più difficile da reperire sia il Capitale. Questa convinzione è ERRATA. Infatti OGGI la cosa più difficile da reperire, più di ogni altro fattore, è individuare soluzioni ai bisogni dell'uomo, Insomma la CONOSCENZA, quindi la COMPETENZA, sono fattori dominanti, indispensabili, i primi da cui partire, dopo viene il capitale ... dopo !

Ecco a cosa servono LIBERTA' DEMOCRAZIA E CAPITALISMO

Vedete, altri cominciamo a parlare finalmente dell'uomo come è, non dell'uomo come vorremmo che fosse. Si prefigura di nuovo, finalmente ed ovunque, il merito come strumento fondamentale per resuscitare la LIBERTA' e liberarla dal ghetto delle ideologie. Insomma darle anima e fiato, trasformarla in vita democratica, masticata, non più soltanto parlata. LIBERTA' ESERCITATASoltanto a partire da questa basilare libertà antropologica potremo riuscire a rendere l'uomo libero. E' un uomo che ci piace molto, questo, è molto vicino all'uomo della Piccola Regola ( se bene interpretata ) l'uomo di San Benedetto da Norcia, quel monaco che ha dissodato, bonificato e costruito l'Europa moderna.

ECCO

Da questo modo di riferirsi alle cose, al tempo e alla storia, da questo semplice pensiero è nata la nostra modesta riflessione, la nostra parola d'ordine brevettata, quella che abbiamo voluto fondere nel logo, come fosse un simbolo, un richiamo, una sollecitazione. Soprattutto il nostro marchio, il nostro segno distintivo.

PROGETTO PHENICE - DALLA FINANZA ETICA ALLA FINANZA SINCERA

IL FUTURO MIGLIORE STA IN QUELLA PARTE DI PRESENTE CHE CAMBIAMO SUBITO ®

Rivediamola allora una sintesi di queste novità ma, soprattutto, rivediamo e ricordiamo gli attori. Protagonisti della conoscenza, matrici della memoria, setaccio e risulta, nello stesso tempo. 

CARI CLIENTI

  • imparate e ricordate la differenza tra custodire, conservare, investire
  • le attività umane producono l'economia degli utili, essa vive di questo, come i risparmi
  • investire nelle attività umane significa avere utili seri, l'incognita è il tempo, mai il risultato
  • se non conoscete le regole del gioco finirà che gli altri giocheranno con voi
  • occorre valutare chi si propone ... ma anche metterlo alla prova, basta un "cip"
  • l'econometria è fondamentale, ma ricordate che una media è una somma di scostamenti
  • una polizza finanziaria fa sempre bene a chi la vende, a volte anche agli eredi ...
  • il datore di stipendio decide tutto, allora chiedetevi: da chi è pagato costui ?
  • imparate a memoria le raccomandazioni successive, quelle rivolte ai promotori

CARI PROMOTORI

  • esistono soltanto due asset: azioni ed obbligazioni ( e voi non siete Gestori )
  • il profilo di rischio del cliente non è altro che la misura della sua ignoranza
  • i clienti non vanno convinti ma educati ad investire consapevolmente
  • ai clienti non servono prodotti dedicati ma spiegazioni dedicate: il mercato è uguale per tutti
  • la volatilità non deve essere evitata, essa aiuta a produrre sovra rendimento
  • i prodotti che dicono di risolvere la volatilità mentono, sapendo di mentire
  • l'inefficienza del mercato è strutturale, non si deve e non si può evitare, piuttosto usatela
  • oggi non si può più pianificare un lungo periodo con prodotti tradizionali, solo la flessibilità lo consente
  • tutto ciò che è legato all'economia reale resiste al tempo, perché ha come base l'uomo: si chiama resilienza
  • il ruolo del promotore è fondamentale, a patto che il promotore sappia di avere un ruolo

Cari lettori, ora potete affrontare e gestire la volatilità dei mercati. Ora potete dire a tutti, con orgoglio: ho ancora un pizzico di timore, ogni tanto, ma paura no, quella no, perché adesso so che non ho motivo di averne.

PS = Quanto all'idea del RISCHIO cosa volete che Vi diciamo, ricordate l'esempio del BAR ?

Bene, noi non investiamo in un solo BAR, ma nei migliori cento, e poi anche nei servizi, in tutte le migliori fabbriche ... di dove ? Ma via, del MONDO ! ... Falliranno mica tutti ?

 

Eh, ora vedo che sorridi, anche tu sorridi.

Hai capito, finalmente !

 

 

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