Come si investe: contesto e strumenti 1

In questa sezione ci occuperemo di precisare contesto e metodo, più che gli strumenti.

Abbiamo detto molto sinora su presupposto ed ingredienti: Approccio - Basi Tecniche - Rischio - Psicologia. E' stato un pò come mettere in buon ordine, su un tavolo di fronte a noi, tutti i pezzi di un motore prima di impegnarci nella delicata opera di assemblaggio. Diciamo subito che noi proponiamo un MOTORE FERRARI, per qualità, prestazioni e affidabilità. Ovvio che non tutti possono cimentarsi nell'opera, è un dato di fatto, quindi tutti quelli che vorranno cimentarsi dovranno avvicinarsi al tavolo dotati quanto meno di rispetto, attenzione e voglia di imparare.

Bene. Ora che gli ingredienti sono ordinati, occorre fare un buon inventario di tutti questi pezzi, dividerli ed suddividerli per tipologia, mettendo di nuovo in chiaro alcuni punti fondamentali, che poi non sono altro che le linee guida del progetto. Partiamo dunque da ciò che abbiamo sinora approfondito, e trasformiamo in PRESUPPOSTI DI SISTEMA il paniere delle buone conoscenze:

  1. COSA FARE - Custodire, conservare oppure investire ...
  2. VOLATILITA' - L'inefficienza del mercato produce volatilità, occorre familiarizzare non fuggire, perchè la volatilità non è un problema bensì una caratteristica del campo di battaglia
  3. VERA DIVERSIFICAZIONE - Investire su 100 BAR è buona cosa, ma selezionare tra TUTTI I BAR soltanto i migliori CENTO è meglio. In breve, diversificare è doveroso ma è solo l'inizio, la vera differenza si ottiene inserendo ANCHE una rigorosa QUALIFICAZIONE
  4. DOVE - Si tratta della più importante riflessione; ha a che fare con l'origine antropologica degli ASSET perché da questo dipende circa l'80% del risultato finale, insomma: DOVE investire ? Vedremo il bivio, e vedremo quali devastanti implicazioni hanno costruito su quel bivio le nuove regole Europee, a nostro danno
  5. I DATI - Leggere ed interpretare i dati non è facile, bisogna discernere, perché spesso i dati NON rappresentano la realtà 
  6. PRODOTTI - I prodotti non sono tutti uguali, bisogna approfondire e conoscerli, poi scegliere con attenzione quelli efficienti ( stile - gestore - analisi - conflitto - storia )
  7. POLIZZE - I prodotti assicurativi fanno bene a chi li vende, meno a chi li sottoscrive ( alcune volte agli eredi )
  8. STORIA - I prodotti con una lunga storia di risultati alle spalle testimoniano capacità, continuità, metodo ed esperienza
  9. COSTI - Le commissioni di sottoscrizione o di ingresso sono come il PIZZO, pregiudicano il rendimento a breve/medio termine e danneggiano persino il guadagno stesso del consulente ( ma i consulenti nemmeno lo sanno )
  10. GARANZIE - Il capitale garantito non esiste più, è una promessa scritta su carta oppure una stima fatta non si sa come: vi accontentate di così poco ?
  11. LA NUOVA CONSULENZA - E' una evoluzione inevitabile, utile, si passa dall'esame ex-ante al controllo permanente. Tutto questo aiuterà il mercato a sbarazzarsi ( speriamo ) di furbetti e venditori puri ( in due parole, i venditori puri sono quelli molto abili a farvi acquistare ciò che propongono, ma non hanno nulla di buono da trasferirvi )

PUNTO 1 - CUSTODIRE - CONSERVARE - INVESTIRE

Come abbiamo già visto, c'è una profonda distinzione tra le tre attività del risparmiatore ( attività che quasi sempre non percepisce ). Si rimane, in genere, sorpresi. Spesso ci viene chiesto: da dove arriva questa divisione di intenti, sul risparmio ? Vedete, deriva dalla pura e semplice realtà delle cose. Mettere insieme le abitudini quotidiane con le strategie di investimento aiuta a comprendere con facilità, e questa è una gran cosa. Ecco perché abbiamo pensato di rappresentare le intenzioni alla stregua di una dispensa: custodire ( le cose facilmente deperibili, il latte ), conservare ( formaggi, yogurt ), investire ( fare invecchiare del buon vino ). Tutti sappiamo che il latte lo puoi tenere in frigo non più di uno-due giorni, poi è meglio ricomprarlo. Invece un formaggio, anche a pasta morbida, può essere conservato per 4-5 giorni o forse più, mentre una bottiglia di buon rosso va stagionata, magari anni. Ecco, gli investimenti sono come la nostra vita di tutti i giorni, non c'è proprio nulla di diverso: un BOT a sei mesi è come il latte fresco, una obbligazione  a 18-24 mesi è invece simile al formaggio, ma se volete un rosso particolarmente buono dovete farlo invecchiare anni: l'investimento azionario.

Non c'è niente da capire, è come vivere, intuitivo, semplice, naturale. Ovvio che i rendimenti sono diversi: il latte non produce nulla nel frigo, lo ritrovi come era, i formaggi  a volte migliorano un poco, ma non è scontato, mente il vino diventa una eccellenza, come i rendimenti delle azioni, quindi. SE decidiamo di investire VUOL DIRE che puntiamo ad un guadagno non effimero, il nostro riferimento non può essere altro che il mercato azionario. Rende storicamente da 4 a 5 volte di più di quello obbligazionario.

PUNTO 2 - VOLATILITA' 

Altrettanto chiaro è il discorso sulla volatilità: NON ci spaventa perché la conosciamo, ma è meglio essere cauti, perché c'è un MA. La volatilità interagisce con l'emotività e può fare brutti scherzi, quindi meglio verificare. Misurare, testare la effettiva capacità delle persone di sopportare le oscillazioni, ecco. Questa capacità di cavalcare la volatilità è strettamente legata alla verifica di due presupposti:

- A) il cliente ha compreso davvero, ha metabolizzato e fatte proprie le spiegazioni tecniche, gli strumenti conoscitivi ?

- B) il cliente ha la capacità psicologica e comportamentale di gestire e governare dentro di sé i dati che gli forniamo ?

Possiamo dare mille spiegazioni e fornire mille prove sulla efficienza dei mercati azionari, ci è già capitato, ma per ALCUNI CLIENTI non c'è verso di uscire dall'incubo: sovrastrutture culturali arcaiche li bloccano e li tengono avvinghiati all'illusione dei BOT che non deludono mai o alle finte certezze del mattone di una volta. Insomma, un approccio che aiuti ad attenuare un poco la volatilità ( senza troppo sacrificare il rendimento ) non è da escludere a priori, anche se non è il massimo della efficienza. Personalizziamo pure questo aspetto ( la gestione della volatilità ) e andiamo a trovare punti di equilibrio caso per caso. Va comunque ricordato che possiamo anche imbatterci in persone che non riescono letteralmente a comprendere ciò che gli DIMOSTRIAMO. In quel caso poveri loro, non potranno mai guadagnare davvero qualcosa ( né essere nostri clienti ), la soluzione è separarsi da costoro: ci sono montagne di obbligazioni più o meno subordinate che ammiccano dietro i sorrisi di mille sportelli.

PUNTO 3 - VERA DIVERSIFICAZIONE

La diversificazione è un valore, non c'è dubbio, ma quando viene usata come una bandiera pubblicitaria produce più danni che benefici. Vediamo. Da un pò di tempo sta emergendo tra i cd ESPERTI la tendenza a considerare la diversificazione come un fattore magico, una sorta di additivo miracoloso: prezzemolo, più che scelta ragionata. Un MUST. Chiariamoci, allora, su questo tema, perché diversificare è doveroso ma non certo sostitutivo rispetto alla SCELTA della tipologia di BENI SU CUI INVESTIRE ( ASSET ).

Spalmare l'investimento su più e più settori, su più e più tipologie di prodotti, produce solo polverizzazione, non certo diversificazione. Non quella sana diversificazione di scuola, che aiuta a staccare la spina dalle incognite. Fate dunque attenzione, in virtù di questa MODA-MANIA della diversificazione di maniera, alcuni esperti arrivano a proporre pacchetti di investimento basati su una pletora di canali, come potete vedere nell'immagine accanto. Ma non sono soli, sapete. Una marea di consulenti ed analisti condivide, segue e sponsorizza questa bizzarra corrente di pensiero ( un robusto politically: se non la pensi così sei FUORI ). Ebbene, questa corrente di pensiero immagina di salvarsi dal mercato andando ad investire un pò su tutto ed evitando di scegliere DOVE, in virtù di un terrore verso la volatilità di cui pochi hanno il coraggio di parlare ai clienti: per evitarla polverizzano l'investimento tra azioni, titoli di stato, corporate, high yield, ETF / ETC, certificati e altri derivati ... Come dire: se perdo da una parte, mi salvo dall'altra. La esatta negazione del ruolo del consulente: lui è quello che dovrebbe aiutare il cliente a NON perdere, magari spiegando loro che è proprio la VOLATILITA' che origina il rendimento !

Ma vale davvero la pena approfondire, perché una grossa parte del problema dell'investire sta proprio in questo passaggio, il prossimo ...

PUNTO 4 - DOVE

Signori, è persino banale rispondere correttamente a questa domanda, infatti le reali possibilità di scelta sono due, soltanto due: diventare CREDITORI oppure AZIONISTI. Questo significa investire in OBBLIGAZIONI, nel primo caso, oppure in AZIONI nel secondo. Scegliere di entrare nel mondo dei CREDITORI oppure nel mondo dei SOCI produce conseguenze molto precise; giuridiche ( come abbiamo visto ) ma anche economiche, per di più rilevanti, infatti:

  • Se acquistate obbligazioni prestate soldi ad un imprenditore oppure allo Stato, li aiutate a farsi gli affari loro, in cambio avrete il prezzo del danaro, null'altro.
  • Se acquistate azioni diventate socio di un imprenditore, partecipate agli utili. Ecco perché il mondo delle azioni rende da sempre 4/5 volte di più rispetto al mondo delle obbligazioni ( vedi statistica prezzi reali azioni rispetto alle obbligazioni dal 1900 al 2005 ):105 anni di conferme.

Tutto questo significa affrontare l'idea di investire con senso e con metodo, visto che il rendimento dipende per l'80% proprio da DOVE mettiamo i soldi. Il primo nodo da sciogliere, insomma, è scegliere correttamente la ASSET ALLOCATION, la allocazione degli attivi, DOVE METTO I MIEI SOLDI, oppure, per dirla in parole povere, COSA MI COMPRO. Il secondo è NON evitare la volatilità. Sappiamo ormai da anni, per via della esperienza, certamente, ma anche per una enorme massa di dati e misurazioni, che il tentativo di evitare gli scostamenti del mercato può produrre anche una sensibile diminuzione del rendimento finale. In fondo, non vi è da stupirsi: è noto ( ma anche intuitivo ) che nessuno è in grado di prevedere il momento migliore per entrare sul mercato oppure per uscire dal mercato. Seguire questa presunta ( presuntuosa ) idea di preveggenza ( più o meno basata su basi tecniche ) non risolve il fatto che il mercato abbia una vita propria, vita che prescinde da noi nel suo accelerare o rallentare. Immaginate di agire e vediamo le classiche casistiche:

- scegli di USCIRE, visto che il mercato è salito molto ( ed è salito abbastanza, tu credi ) ma poi il mercato continua a salire, ma lo fa senza di te, che resti al palo.

- decidi di ENTRARE, ma solo in un particolare momento che valuti tu, visto che il mercato - a tuo avviso - è sceso ormai abbastanza ed i prezzi sono al massimo della convenienza. Ma ecco che il mercato, invece, continua a scendere e ti porta giù con sé, con tuo sommo disappunto. Bisognava attendere ancora. Come vedete, e come sanno gli esperti, il MERCATO VINCE SEMPRE, e l'unico modo per vincere è restare con lui, restarvi seduti sopra, senza illudersi di poterlo prevenire o superare.

Oggi però dobbiamo fare i conti con nuove devastanti implicazioni, inserite in quel bivio del SOCIO-CREDITORE da alcune nuove normative Europe. Parliamo di CACS e BAIL-IN. Le CACS sono clausole vessatorie in vigore dal gennaio 2013 su tutte le emissioni di debito pubblico degli stati adereti alla moneta unica. Scattano nel caso lo stato emittente chieda aiuto al Fondo Salva Stati ( ESM ), ad esempio l'Italia per i suoi BTP. In quel caso lo Stato in questione può avere la facoltà di:

  • non pagare le cedole, oppure pagarle solo in parte, oppure abbassarle sensibilmente
  • non rimborsare il capitale oppure rimborsarlo solo in parte
  • rimborsare il capitale mediante consegna di altri titoli, a lungo termine e con bassa cedola

In questo caso i possessori di BTP ( nel caso italiano ) non potrebbero ricorrere alle clausole di azione collettiva ( CAC ) e dovrebbero semplicemente sottostare in silenzio alla ristrutturazione.

Medesima sorte, o simile, tocca in caso di applicazione del BAIL-IN. Quando una banca viene posta in risoluzione, per via di problemi non risolvibili di scarsa capitalizzazione ( nuova normativa Europea BRRD, in vigore dal Gennaio 2016 ), è prevista la partecipazione alle perdite anche di alcune categorie di obbligazioni ( le subordinate, le Tier 1, le Tier 3, o altre che verranno ) e dei saldi dei conti correnti superiori a 100.000,00 Euro. Al di sotto di tale soglia la norma ( in teoria ) non prevede interventi ma ... il problema sta tutto nella capacità dell'Ente che garantisce tale protezione ( FITD, Fondo Interbancario Tutela Depositi, Ente Privato di origine bancaria, con pochissime risorse proprie, che per di più vengono versate solo su richiesta ).

Vedete, allora, quanto sia diventato rischioso OGGI ( Mz 2017 ) essere CREDITORI verso lo STATO o una BANCA. Vi è un rischio molto concreto di ritrovarsi coinvolti in ristrutturazioni del LORO debito, senza potersi difendere. Tutto questo in cambio di rendimenti davvero bassi, quasi ridicoli, sia sul Debito Pubblico che sulle Obbligazioni Bancarie. Bisogna fare attenzione, OGGI, perché diventa rilevante conoscere PRIMA di investire che tipo di rapporto giuridico si instaura con chi riceve i vostri soldi. Leggete con attenzione l'elenco di tipologie di prodotti con cui si genera uno status di CREDITORE. Lo trovate inserito nella figura del BIVIO, qui accanto, così avrete la risposta, caso per caso. Oggi essere CREDITORI non è il massimo della sicurezza, meglio essere SOCI: rende molto di più, è meno rischioso e la volatilità è diventata davvero simile. Insomma oggi, prima di investire, dovete chiedervi se con quel prodotto che vi sottopongono diventare CREDITORI oppure SOCI. Sappiate che stanno per essere eliminate anche le garanzie del capitale sulle polizze. Era l'ultimo tassello, ora il piatto dei CREDITORI è pronto .... contiene solo TRUCCHI.

PUNTO 5 - I DATI

Un grafico a barre, un  istogramma, le serie numeriche, sono strumenti utili ma anche fuorvianti. Dipende tutto da come vengono letti e da come vengono proposti. la differenza, come sempre, la fa l'osservatore, il lettore, quando inserisce nel contesto la sua personale attenzione e ... sagacia. Come al solito, con due esempi sarà tutto molto più semplice e facile, diciamo facile da comprendere, intuitivo.

DATI - A) I GRAFICI ED IL LORO REALE SIGNIFICATO

Esporre i dati è un'arte, ma non sempre quelli che ci informano si dimostrano all'altezza del compito. Ci riferiamo all'uso molto diffuso di rappresentare l'andamento della VARIAZIONE DEL PIL dei paesi sotto forma di grafico ad istogramma. Questo strumento è decisamente inadatto a rappresentare la vera sequenza dei dati, dunque la vera andatura delle economie, e può generare errori di percezione non da poco. Vediamo con l'esempio Cina:

Il primo grafico mette in evidenza un crollo, a prima vista, non c'è che dire. Però, leggendo attentamente la didascalia, si comprende che l'andamento dell'istogramma rappresenta solo il valore dello scostamento percentuale anno su anno e NON il valore assoluto del PIL. In pratica significa che la Cina va crescendo ad un ritmo via via più lento, ma pur sempre cresce ( questo ovviamente è un bene, se la Cina crescesse ogni anno del 10% esploderebbe dopo alcuni anni, visto che il 10% - anno dopo anno - si applicherebbe ad un valore sempre più grande ). Infatti, a vedere i valori, scopriamo che quello del PIL Cinese nel 2008 era di gran lunga superiore all'anno precedente, mentre l'andamento del grafico suggerirebbe - ad un osservatore disattento - l'idea di un disastro o di un crollo, insomma, l'idea di un andamento negativo/preoccupante in realtà inesistente. Ora, esaminate il secondo grafico, in formato a barre, esso rappresenta gli stessi, identici valori dell'altro, ma come vedete fornisce ( anche a colpo d'occhio ) una idea ed una percezione del fenomeno totalmente diversi, diciamo positivi e non problematici. A vedere il primo grafico si resta perplessi, e vien voglia di riflettere se sia il caso o meno di investire in Cina, visto il crollo in corso ... L'altro grafico invece suggerisce di farlo, visto l'andamento sempre crescente del PIL. Vedete dunque che danni può procurare NON analizzare i dati in modo lucido e corretto. In fondo, la verità che ne consegue è già nota a molti lettori: non sempre quello che appare sui giornali rappresenta fedelmente la realtà, anzi poche volte ...

DATI - B) LE SERIE NUMERICHE

Cosa sono le serie numeriche ? Sono una successione di numeri, più o meno omogenei, che per il loro semplice concatenarsi, in un senso o in un altro, producono effetti imprevedibili, inaspettati. Tali effetti consentono di considerare senza apprensione il manifestarsi di periodi negativi, come di valutare molto positivamente anche soltanto un tiepido recupero dei listini, purché sia continuativo. Anche in questo caso, come non dirlo, un esempio - facile facile - potrà produrre una comprensione profonda.

Osservate la figura accanto, essa prefigura una serie di eventi negativi ( discese di borsa ) del 5% al giorno. In questi casi, come noto, si diffonde facilmente il panico, le persone immaginano che la discesa continuerà sino alla fine, sino a raggiungere il valore zero. Ma vedete, basterebbe riflettere con calma ed affrontare con lucidità l'evento peer rimanere folgorati: infatti ad ogni discesa il valore del danno si fa sempre più piccolo, e così via, sino a diventare ( se continuasse all'infinito, talmente piccolo da ricorda re il paradosso di Achille con la Tartaruga: raggiungerà mai Achille quella tartaruga ? NO, mai !

Ebbene, se è vero che il paradosso è filosofico, vale qui ricordare che la verità dei numeri conforta il paradosso, pur con motivazioni diverse. Una perdita teorica che vale sulla carta un bel -125%, infatti, viene attenuata da questo meccanismo naturale ( ma anche logico ) al -72%: le serie numeriche producono protezione di valore nei momenti di forti serie negative del mercato. Parimenti avviene in caso di risalita, andando così a smentire la vecchia favola dei traders': se la borsa scende del 50% per tornare dove era prima deve salire del 100% ... non è vero ! Infatti le serie numeriche sono, in caso di ripetuti rialzi, portatrici di enormi benefici. Come potete constatare dall'immagine, infatti, una serie di rialzi che teoricamente dovrebbe valere un + 125%, nella realtà, diventa un + 238%. Le serie numeriche positive, è bene saperlo, fungono da amplificatrici di rendimento.

Smettetela di stracciarvi le vesti durante le crisi, ma smettetela anche di dannarvi l'anima per i recuperi impossibili: non è vero in caso di crolli e non è vero in caso di accelerazioni. Quindi, per finire questa prima parte: 

  • Siate consapevoli di cosa significa investire, ricordatelo, sia dal punto di vista del risultato, sia dal punto di vista del contesto: come si fa, cosa attendersi e tempi di maturazione.
  • Siate consapevoli nei comportamenti: immaginare di battere la volatilità del mercato è una suggestione che può conquistare, e conquista maree di investitori e consulenti: ma non funziona. Restare sul mercato e considerare la volatilità per quel che è, una caratteristica e non un problema, è il modo migliore per avere SEMPRE quello che il mercato produce, senza incertezze.
  • Siate consapevoli dell'importanza di una corretta diversificazione ( meglio ancora se accompagnata da una seria qualificazione ) ma facendo sempre molta attenzione: che la diversificazione non si trasformi in una polverizzazione delle risorse.
  • Siate consapevoli della supremazia dei fattori. Da una corretta ASSET ALLOCATION deriva l'80% del risultato, quindi riflettete sui dati storici e sul senso dell'inveswtimento: siate SOCI non CREDITORI.
  • Siate consapevoli del corretto significato delle rappresentazioni grafiche o numeriche, spesso persino i media specializzati incorrono in grossolani errori di interpretazione. Senza dati ben interpretati non c'è modo di comprendere. Le ovvietà sono davvero troppo diffuse, fate di testa vostra, approfondite.

Ecco dunque alcune prime indicazioni precise su cosa fare e come farlo. Abbiamo esaminato i primi cinque punti del nostro elenco iniziale, ora occorre passare agli altri ( dal 6 all'11 ), nel prossimo capitolo di menù. Si tratta di temi che contengono passaggi molto interessanti ed utili, come ad esempio: diversificare va bene, ed è bene anche cercare il meglio che c'è, ma come farlo da soli ? Da soli mai, cari lettori, occorre dotarsi anche qui di strumenti adeguati, utili, seri ed affidabili. Quali sono ? Gli unici di cui fidarsi: I FONDI COMUNI INDIPENDENTI NON BANCARI.

 

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