Come si investe: contesto e strumenti 2

Ora passiamo in rassegna un secondo stock di temi, anch'essi estremamente importanti. Andiamo a concentrarci sui prodotti, ma ancor di più su alcuni richiami luccicanti ( specchietti per le allodole, come si dice ), per poi affrontare il tema di ciò che è giusto pagare e di ciò che non è giusto concedere al consulente di turno ( tema davvero spinoso ). Ricorderete che rispetto all'elenco di elementi da esaminare ci eravamo fermati - nel capitolo precedente - al punto 5. Riprendiamo dunque, dall'elenco iniziale posto in Contesto e Strumenti 1.

  6. I prodotti non sono tutti uguali, e non è vero che esistano tanti prodotti per tante diverse persone

  7. I prodotti assicurativi fanno senz'altro bene a chi li vende, a volte anche un poco agli eredi

  8. la storia di un prodotto non è garanzia per il futuro, è vero, ma qualcosa significa 

  9. Le commissioni di ingresso nei Fondi sono come il PIZZO   

10. Il capitale garantito non esiste, è solo una promessa scritta su carta, vi basta ? 

11. La nuova consulenza

PUNTO 6 ) PRODOTTI FINANZIARI

Abbiamo già detto che lo strumento migliore per investire e diversificare è il Fondo Comune. Ora dobbiamo capire bene perché mai, nel passato come oggi, questo strumento sia stato oggetto di critiche e disillusioni. La storia si ripete, potremmo dire, e ci viene il dubbio che valga il vecchio detto: dove c'è CICCIA prosperano anche iene ed avvoltoi. Ed allora partiamo dalle basi per capire come stanno le cose.

Il Fondo Comune è un Patrimonio Autonomo suddiviso in quote, viene gestito - per legge - da un soggetto terzo e per legge i suoi valori sono custoditi presso una Banca Depositaria terza. Quest'ultima, spesso, svolge anche funzioni di controllo contabile. Il Fondo raccoglie pubblico  risparmio, dunque è obbligato a conformarsi a normative standard di investimento, che le varie Autorità Pubbliche, anno dopo anno, aggiornano. E' inoltre soggetto a controlli da parte dei Regolatori Pubblici ( BCE - BANKIT - CONSOB ) ed alla supervisione di Società di Revisione. La proprietà del Fondo può essere di origine bancaria ( il 90% dei Fondi Italiani ) oppure privata, come è nel caso delle grandi SGR indipendenti internazionali ( SGR = SOCIETA' DI GESTIONE DEL RISPARMIO ).

Nel caso in cui la proprietà del Fondo sia in capo ad una banca si origina - inevitabilmente - un CONFLITTO DI INTERESSI. E' la proprietà che sceglie il Gestore, lo assume e potrebbe indirizzarlo. Dunque in questo caso il Gestore ha la banca come datore di lavoro. Ecco che può accadere che la banca tenti di orientare alcune scelte di investimento del suo dipendente. Il problema non è solo teorico ed è stato sollevato in più occasioni dal nostro Governatore, Mario Draghi ( quando era in Bankitalia ). Ma per scendere sul terreno concreto Vi prospettiamo una tipologia perfetta ( non solo teorica ... ) di una possibile interferenza:

- una società quotata può essere, per un verso, cliente della banca in quanto beneficiaria di finanziamenti e, per un altro, oggetto di investimento da parte del Fondo Comune Bancario, dov'è il conflitto ? Signori, la banca può ricevere un vantaggio a sostenere la quotazione in borsa di quel titolo, di quella società quotata, a cui ha concesso - magari- corposi finanziamenti. Questo può farlo consigliando acquisti in Borsa del proprio Fondo Comune. In questo modo la banca tutelerebbe il finanziamento che ha erogato, abbasserebbe il livello di rischio perché - risultando ben congruo il valore delle azioni in pegno - eviterebbe di dover incrementare gli accantonamenti. In ultima analisi migliorerebbe persino il bilancio ( possibile interferenza sui Fondi dell'effetto covenant in caso di SGR banco-proprietarie ).

Ora abbiamo chiarito una parte delle ragioni che, oggi come nel passato, hanno fatto sollevare dubbi sulla efficienza di questo strumento: accade che quando le banche hanno liquidità in eccesso fanno investire i clienti nei loro Fondi, altrimenti li convincono ad uscire dai loro Fondi e li inducono a sottoscrivere le loro obbligazioni. I Fondi in Italia sono stati usati più nell'interesse del SISTEMA che nell'interesse dei CLIENTI ( rivedere dichiarazione di M. Messori - riportata in CRISI-STORIA-CDO/CDS ). E' anche per questo motivo che in Italia non è mai decollata sul serio una scuola di Gestori INDIPENDENTI. Ancor oggi il Fondo Comune NON viene percepito come uno strumento sicuro, quale invece è. E non è un caso che nel resto del mondo, contrariamente al nostro Paese, si rivolga al Risparmio Gestito ( Fondi ) il 70% dei risparmiatori ( compresi i Fondi Pensione ) mentre in Italia la percentuale si inabissa.

Ma come funziona un Fondo Comune, come opera ?

Innanzi tutto va ricordato ( moltissimi lo ignorano ) che il Fondo Comune offre, unico tra tutti, una separazione giuridica e funzionale, che è netta e vigilata - totale - tra i TRE soggetti che lo compongono: GESTORE - BANCA DEPOSITARIA - FONDOQuando versate 100.000,00 Euro in un Fondo Comune, dove vanno i vostri soldi ? ... 

Come vedete il Gestore non entra MAI in contatto con i soldi che versate. Semplicemente ne dispone l'utilizzo, cioè decide cosa acquistare, quando, a quanto. Decide se vendere, quando, a quanto. Ma tutti questi ordini da chi vengono eseguiti ? Dal soggetto chiamato Banca Depositaria, che custodisce anche il patrimonio del Fondo.

E' un pò come possedere tante auto e tenerle in un garage: la Banca funge da garage, le auto sono del Fondo. Dunque capite che nessuna auto rischia di rimanere coinvolta in un eventuale fallimento ella Banca. In due parole: il Patrimonio del Fondo è nettamente separato da Banca e Gestore.

Ma vediamo ora COME il Gestore opera. Ci sono varie scuole di pensiero.

Distinguiamo subito tra GESTIONE PASSIVA e GESTIONE ATTIVA. Poi, in relazione alla scelta della tipologia di titoli da acquistare, possiamo essere in presenza di Portafogli GROWTH oppure VALUE. Infine, quanto al metodo di selezione dei titoli, possiamo avere tecniche di selezione dette BOTTOM UP, TOP DOWN oppure un mix di queste. Andiamo ora ad approfondire questi termini, perché l'utilizzo di una di queste strategie, al posto di un'altra, caratterizza profondamente un Fondo e può influenzare sensibilmente i suoi risultati.

GESTIONE PASSIVA

E' un tipo di gestione che REPLICA il mercato o alcune sue componenti. La Gestione Passiva ( il termine è eloquente ) non mette nulla di suo nella attività di gestione, ma si limita a replicare il mercato a cui si riferisce, o il settore a cui si riferisce. Questo fotocopiare può riferirsi ad un singolo settore merceologico oppure ad un indice ( che so, le Obbligazioni Governative Europee - il FTSE-MIB - il NASDAQ - il Paese CINA oppure un suo specifico settore, etc.. ). La Gestione Passiva è dunque un CLONE ( più o meno ben fatto ) e per misurare l'abilità del gestore si fa riferimento ad un benchmark, che è un parametro oggettivo, costituito facendo riferimento ad indicatori finanziari elaborati da soggetti terzi e di comune utilizzo, come possono essere gli indici azionari. Dunque se il risultato della gestione è coerente con il benchmark, diciamo che ne replica l'andamento producendo un risultato quasi gemello, allora la gestione passiva è riuscita perfettamente. Se invece il risultato è inferiore al benchmark, il gestore deve avere errato in qualcosa, mentre quando il risultato è superiore al benchmark, il gestore è stato più bravo del mercato di riferimento: E' TUTTODiciamo pure che questo copiare, questo misurarsi sulla linea di un parametro da replicare, trasforma la gestione passiva in una mera attività di sequela. Tutto questo evita complicazioni di gestione, è ovvio ( visto che nessuno deve immaginare nulla ) ma rende proprio per questo complicato giustificare e comprendere le commissioni di gestione. I risultati sono quelli che tutti si aspettano, più o meno: un Fondo sull'Italia replica la Borsa Italiana, un Fondo sull'Europa replica la media delle borse europee ... e via dicendo. Esempio tipico di prodotto PASSIVO, molto di moda da qualche tempo, sono gli ETF. Su questi strumenti sintetici pesa il rischio emittente: può fallire chi ha emesso lo strumento e non si recupera l'investimento. Recentemente è stato lanciato un allarme dal Dott. Mario Draghi ( neo Presidente della BCE ) per i forti rischi di liquidità di questi strumenti, ma soprattutto per quelli più recenti ed evoluti ( a leva ).

GESTIONE ATTIVA

La Gestione Attiva rappresenta l'esatto opposto, come dice il termine. Essa si pone in modo interlocutorio di fronte al mercato: lo scruta, lo analizza, lo interpreta, individua strade da percorrere per realizzare utili. Decide dove andare, come farlo e quando, a prescindere dagli andamenti di breve. A volte si sintonizza con il mercato e lo segue, cavalca il ciclo economico. A volte procede in senso opposto. Nel caso della Gestione Attiva le commissioni di gestione del Fondo trovano senso e giustificazione nella originalità, intensità e continuità dell'azione svolta. Va ora precisato che la Gestione Attiva non si limita a replicare un benchmark ma può ripromettersi di superarlo come ignorarlo ( Fondi senza benchmark ). Per essere chiari e semplificare, la Gestione Attiva si va a scegliere i titoli da mettere in portafoglio, uno per uno, mentre la Gestione Passiva si compra l'intero indice così com'è, compresi i titoli diciamo ... marginali. Circa i risultati dello stile di Gestione Attivo sono state fatte ricerche e studi dall'esito non univoco: alcuni riferiscono che l'apprezzamento di performance dell'Attivo è irrilevante, altri l'esatto contrario.

Sta dunque nella storia dei singoli prodotti, come dei singoli TEAM DI GESTIONE ( cosa facilmente verificabile ) dimostrare la bontà dell'opera svolta nel tempo. Diciamo che esistono numerosi esempi di grande efficienza in tal senso, come il contrario. E' una questione di SCELTA e su questo tema saremo molto più espliciti alla fine, dedicando un capitolo a parte alla questione.

TITOLI GROWTH

La distinzione tra titoli Growth e Value è originata dalla Analisi Fondamentale. Il titolo growth si caratterizza per forti aspettative di crescita del fatturato e degli utili. Non distribuisce grandi dividendi, è quotato ad un prezzo elevato rispetto al valore complessivo ( tenuto conto anche dell'indebitamento ). Questo tipo di titoli incorpora un rischio di deprezzamento. Per intenderci, un tipico titolo Growth è quello di una compagnia che si sta affermando.

TITOLI VALUE

Opposto al Growth è il titolo Value. Una società di questo tipo ha un basso indebitamento, buona situazione patrimoniale, distribuisce utili con continuità ma la sua quotazione è inferiore a quella che dovrebbe essere, anche in relazione al valore oggettivo della società come a quello prospettico del business. Questi titoli sono più stabili e meno esposti a rischio deprezzamento. Per intenderci, un tipico titolo Value è quello di una compagnia ben affermata ... ma sottovalutata dalla quotazione di Borsa.

SELEZIONE BOTTOM UP

Con questo termine si definisce una tecnica di selezione dei titoli da inserire in un portafoglio di investimento. Dalla BASE al Fondo ( selezione a salire )  potremmo dire. La BASE è rappresentata dalla realtà economica viva, dal meglio che c'è sul campo. Così si procede, azienda dopo azienda, per costruire e strutturare il portafoglio. Insomma, se decidiamo di investire in Italia, andiamo a cercare le migliori società ovunque siano, senza troppo curarci di rispettare quote merceologiche e zone geografiche: dove c'è il campo con i fiori migliori. Bottom.

SELEZIONE TOP DOWN

Con questo termine si definisce una tecnica opposta al Bottom Up, ma che serve il medesimo scopo. Si parte con il definire il mercato su cui si vuole investire ( ad esempio l'Italia ) e partendo da lì si selezionano ( selezione a scendere ) le più importanti società che la BORSA di quel mercato contiene. Se vogliamo  investire in Italia selezioneremo le più importanti società del FTSE MIB e non andremo a cercarne altre sul territorio. Top. Ecco la differenza.

Vedete, non è affatto difficile familiarizzare con temi e termini che appaiono tecnici. E' soltanto un'impressione, basta spiegare le cose con termini semplici e la comprensione si trasforma in un fatto democratico: tutti vi possono accedere. E' importante sapere cosa fanno i Gestori e come selezionano i titoli da mettere in portafoglio. Non è cosa di secondaria importanza. L'abitudine ad interagire con il consulente, a chiedere, per poi ricevere risposte semplici ed intelligibili, offre all'investitore una consapevolezza profonda che aiuta e sorregge nei momenti di volatilità e fa costantemente collimare gli scenari prospettati con ciò che la cronaca produce. E' solo con queste premesse che possiamo proporre ed instaurare un modo nuovo di concepire il rapporto tra Consulente ed Investitore, un rapporto che incorpori conoscenza, rispetto e reciprocità. Senza questi presupposti, sarebbe difficile anche solo immaginare la nostra rivoluzione di trasparenza, quella che sfacciatamente proponiamo da anni: IL GUADAGNO SIA UNA CONSEGUENZA, NON UN OBIETTIVO.

PUNTO 6 - PRODOTTI ASSICURATIVI

Ci siamo già espressi su questo tema e non temiamo di ripeterci: i prodotti assicurativi fanno senz'altro bene a chi li produce, bene a chi li vende e qualche volta fanno bene ( ma poco ) anche a chi li acquista. Non crediate che sia un giudizio severo. Le polizze ( ovviamente intendiamo Index & Unit ) non fanno sul serio il bene del cliente, o meglio, ciò che offrono realmente è davvero poco in relazione a ciò che liberamente produce il mercato, anche considerando le coperture assicurative ( che però nelle Unit-Index non sono rilevanti ). per di più sono spesso illiquide, farcite di costi ben poco visibili se non addirittura nascosti nelle pieghe di corposi regolamenti. I loro risultati finanziari sono deprimenti, inoltre la parte finanziaria partecipa alla formazione dell'asse ereditario. Il più delle volte, se va bene, ti riprendi quello che hai versato ( vecchie polizze miste ).

Diciamo che in cambio di una impignorabilità dei soldi versati nella polizza ( ben più teorica che sostanziale oggi - Fb 2017 ) e di una formale tutela del capitale versato ( è in arrivo una riforma che eliminerà questa garanzia totale - Fb 2017 ), il sottoscrittore paga costi elevatissimi ed ottiene di norma risultati insoddisfacenti.

Stessa conclusione riguarda i cd PIP ( Piani Individuali Previdenziali ). I costi di caricamento sono stati molto ridimensionati, vero, ma i costi di gestione dei Fondi Assicurativi sono ancora molto elevati e le performance non reggono il confronto con il mercato dei Fondi Indipendenti NON bancari. La parola d'ordine più usata ( abusata ) per vendere questi strumenti è il BENEFICIO FISCALE. Bene, si tratta di un abbaglio. La deducibilità degli importi versati ( anno dopo anno ) è compensata, in buona parte, dalla tassazione che sarà applicata sul montante di quegli stessi importi: insomma, lo Stato si riprenderà una bella fetta di quel che Vi ha dato in corso di accumulo. Magari non tutto, è vero, ma buona parte finirà così, con una restituzione a fine piano. Altro sarebbe se il titolare versasse OGNI ANNO sulla stessa polizza PIP l'esatto valore del vantaggio fiscale, come si può desumere dal mod. 730 dell'anno di riferimento. In quel caso l'importo versato in  più ( aggiuntivo ) sarebbe fuori della deducibilità fiscale ( automaticamente o per scelta ), ed il montante prodotto a scadenza NON sarebbe tassato - rif. normativa in corso Giu 2011 - con beneficio reale sull'intero valore della deducibilità. Ma non lo fa nessuno e comunque il montante è pur sempre di gran lunga inferiore a quello che producono i Fondi Indipendenti NON Bancari. 

PUNTO 7 - RISULTATI STORICI

I risultati storici dei prodotti di investimento, grazie anche a siti professionali specializzati come Morningstar, sono oggetto di raccolta, misurazione, raffronto e giudizio. Insomma, si può verificare se un Fondo ha reagito bene o male ( e di quanto ) durante un periodo di crisi, anche lontano nel tempo. Per alcuni prodotti di lungo respiro, abbiamo track record che arrivano a 21 anni, e possiamo misurare le reazioni di questi prodotti alle varie crisi che il tempo ha posto sul loro percorso. Osservare dunque tali risultanze può essere un elemento di tranquillità in più, avendo avuto cura di verificare che il gestore o lo stile di gestione sia rimasto invariato. C'è una frase tipica che le norme europee, i Regolatori, impongono quando si vuole fare pubblicità ad un Fondo: i risultati passati non costituiscono garanzia per il futuro.

Questa frase vuole ricordare al pubblico che se un Fondo ha fatto bene anche per 2O anni non è detto che faccia bene oggi, o domani. E' vero in astratto ( parleremo più avanti del tema di come SCEGLIERE ) ma si omette del tutto di rilevare le cose come sono, infatti:

SE UN GESTORE E' COSTANTE NEI RISULTATI PER 10-20 ANNI NON LO DEVE CERTO AL CASO, APPARE EVIDENTE CHE LA SUA GESTIONE INCORPORA QUALITA' OGGETTIVE, CAPACITA' CONSOLIDATE, ESPERIENZA, DUNQUE AFFIDABILITA'.

Abbiamo voluto proporre questa riflessione perché gli stessi REGOLATORI che esortano ad esser prudenti,  a volte quasi diffidenti verso i Fondi Comuni, in altri casi consentono invece la diffusione di pubblicità vergognose, che diffondono verso il pubblico indistinto l'esortazione verso la scommessa, cosa che con la finanza non ha nulla a che vedere, figuriamoci con la prudenza. Ve ne mostriamo una che quotidianamente ( periodo Aprile 2011 ) appariva sul sito istituzionale della Borsa Italiana, un vero sconcio. 

SI CONSENTE UNA PUBBLICITA' CHE INDUCE A SCOMMETTERE EVOCANDO PROFITTI DA SALA POKER, IN ITALIA, PAESE SOTTO ALLARME PER IGNORANZA SUL TEMA ... MA PERCHE' ?

PUNTO 8 - LE SPESE

Bisogna interrogarsi sulla natura del rapporto tra Banca-Rete e Promotore. Il promotore ( oggi definito consulente ) non è un dipendente, nemmeno un dirigente. Il promotore è un artigiano e viene pagato solo ed esclusivamente in proporzione al volume d'affari che produce. Questa remunerazione è divisa in due grandi filoni, di cui nessuno MAI gradisce parlare: FRONT FEE ( da costi di ingresso su prodotti, una tantum ) - MANAGEMENT FEE ( da costi di gestione ripetitivi, mantenimento ). I costi di ingresso sono una specie di tassa, un obolo a fondo perduto. Infatti questa gabella non ha alcuna relazione con ciò che il cliente riceverà sotto forma di servizi o performance, quelli saranno pagati a parte. PER QUESTO NOI LO DEFINIAMO PIZZO. Al contrario, i costi di gestione sono già ricompresi nel risultato annuale di gestione: in poche parole si paga per avere ricevuto un servizio ( che poi sia accettabile o meno non importa: si paga DURANTE e comunque si paga UN SERVIZIO EFFETTIVAMENTE RICEVUTO ). Abbiamo visto come la smania dell'Up-Front ( utile immediato, subito visibile ) induce distorsioni nei comportamenti del management, persino nelle grandi aziende quotate. Tutto diviene legittimo, possibile, al fine di generare UTILI ( abbiamo visto anche sino a che punto ). Lo stesso, identico meccanismo può manifestarsi  ( come si manifesta ) con promotori e consulenti, perché quando c'è di mezzo la vita le tensioni si dilatano:

LE COMMISSIONI DI INGRESSO SONO IL PIU' RILEVANTE VEICOLO DI GUADAGNO PER MANAGER, RETI E CONSULENTI

CON QUESTO MECCANISMO - DI FATTO - LE STRUTTURE VIVONO PER BUONA PARTE ALLE SPALLE DEI CLIENTI

BEN PRIMA DI MERITARSI UN LEGITTIMO RICONOSCIMENTO PER IL SERVIZIO PRESTATO

Ma c'è di più. Ricevere in anticipo soldi IN CAMBIO DI NULLA può indurre degenerazioni peggiori. Può invogliare gli operatori meno assennati ( definiamoli così per brevità ) a replicare più e più volte le entrate nei fondi anziché favorire una ben più utile permanenza, cosa che produce risultati molto più apprezzabili rispetto a quelli che si possono ottenere nel breve. Questa pratica, purtroppo molto diffusa, non è ostacolata da reti e consulenti, e nemmeno dalle Banche. Produce una sorta di TRADING SUI FONDI: una vera e propria aberrazione tecnica. Questa nostra affermazione trova puntuale conferma ( purtroppo ) nelle statistiche di ASSOGESTIONI ( quaderno 2010 - dati istituzionali ): il 35% delle famiglie italiane resta nei fondi per soli 12 mesi, ed anche meno !

PUNTO 9 - CAPITALE GARANTITO

E' molto diffusa tra i risparmiatori l'idea che la dicitura CAPITALE GARANTITO corrisponda effettivamente a ciò lascia intendere, a ciò che promette. L'esperienza, la cronaca ed il buon senso ci aggiornano, per fortuna, e ci mostrano il disincantato:

NESSUNO OGGI PUO' GARANTIRE SUL SERIO LA RESTITUZIONE DEL CAPITALE ( NEMMENO LO STATO )

MA MOLTI ENTI ANCORA LO PROMETTONO ... E MOLTI RISPARMIATORI ANCORA CI CREDONO ...

Immaginiamo i Vostri occhi spalancati, nel leggere queste nostre affermazioni. Penserete che siamo fuori dal mondo: ma come, penserete, ora non sono sicuri nemmeno i BTP ? NO, NON LO SONOVi invitiamo quindi a riflettere, a parlare ad alta voce, pensare ad occhi aperti. Suvvia, un Ente che veramente garantisse il capitale dovrebbe essere in grado di restituire i Vostri danari in ogni istante, ma sappiamo tutti che così non è. Lo Stato è a sua volta un soggetto fallibile ( Argentina, Grecia ? ... ) e possono fallire oppure ridursi a NON poter pagare i loro debiti grandi boutique finanziarie ( Lehman Brothers ), società quotate ( Cirio, Parmalat ), Banche ( B Etruria, B Marche, B Pop Vicenza, B Veneta, Cari Ferrara, Cari Chieti, M Paschi e chissà quante altre ... ).

Nessuno, davvero nessuno, può essere escluso. Anche lo Stato, che fa garantire per legge i depositi bancari sino a 100.000,00 Euro da un Ente Privato ( Fondo Interbancario Tutela Depositi ), avrebbe difficoltà a rispettare nel concreto questo impegno: se fallisse una Banca Italiana, fallisse davvero, senza alcun salvataggio da parte di altre banche ... ( ricordate Bipop ? ), ecco un brevissimo riferimento storico, ricordare aiuta a vedere meglio il presente:

INCHIESTA PENALE - 15 ottobre 2001. Scoppia il caso-Bipop. 250 clienti avevano sottoscritto un contratto di gestione patrimoniale garantita, la Procura di Brescia apre un’inchiesta. Il pm Silvia Bonardi ascolta Elio Lannutti, presidente di Adusbef, l’associazione degli utenti bancari che ha presentato un esposto in cui si ipotizza il reato di aggiotaggio. Ma i dati allarmanti, secondo la ricostruzione dell’accusa, condensata in una memoria di una decina di pagine depositata nel corso dell’udienza preliminare, le prime avvisaglie risalgono al 2000: l’utile è consuntivato in circa 560 miliardi in netto calo rispetto alle previsioni, il risparmio gestito si attesta sugli 88.000 miliardi con un rallentamento della crescita, così come rallenta anche la raccolta di fondi comuni rispetto al sistema ... ( il gruppo fu poi fatto confluire in B Roma - moral suasion Bankitalia - ed oggi è parte organica di Uni Credit - la nota è uno stralcio sulla vicenda Bipop ripreso dal sito Adusbef - ndr ) 

Se una banca italiana fallisse ( zero salvataggi ) cosa pensate darebbe lo Stato, danaro ? ... Macché, dopo accurate perizie, accertamenti contabili e procedure concorsuali lunghe come il respiro degli anni ... riconoscerebbe una cifra ben lontana dal valore reale dell'investimento: sia per via dell'inflazione nel frattempo avanzata, sia per il mancato guadagno maturato nel frattempo. Una specie di saldo dopo un fallimento. Per non parlare delle funeste innovazioni del 2013 ( CACS sul Debito Pubblico ) e del 2016 ( BRRD detto BAIL-IN ), modifiche giuridiche che garantiscono ai sottoscrittori di Debito Pubblico o di Prodotti Bancari una partecipazione alle PERDITE di Stato e Banche per legge. Insomma, il CAPITALE GARANTITO non esiste più. Non fatevi prendere in giro e ricordate, ad ogni buon conto, che se qualcuno si impegna a GARANTIRE I VOSTRI DANARI potete prevedere due certezze:

A) Vi sta mentendo

B) in cambio di quella FALSA PROMESSA si prenderà una robusta contropartita sul rendimento

Una vicenda grave di cui non si è parlato riguarda 70.000 mila risparmiatori di POSTE ITALIANE che hanno sottoscritto Polizze Index a Capitale Garantito per un totale di circa 400 milioni di Euro ( una media di 5.700,00 Euro, target puntuale dei nostri pensionati ).

Ma perché mai POSTE avrebbe venduto polizze Index a vecchietti settantenni ? Lo abbiamo detto, sulle polizze Index - che sono un prodotto strutturato - si guadagna bene, senza che il cliente se ne accorga. POSTE ne vende davvero tanti di questi prodotti, da sempre e non a caso. E si vanta degli utili che produce ! La chiamano " buona tenuta dei servizi finanziari e assicurativi ... che invogliano POSTE a proseguire sulla strada della innovazione di servizio e di prodotto " ( era il Marzo 2008 ).

Ma ci sono ricaduti nel 2016. Infatti Poste - mentre si adoperava per il collocamento in Borsa - si è vista comminare una multa per pubblicità ingannevole da 540.000,00 Euro da parte della Autorità per la Concorrenza. Ma non basta, sempre nel 2016 Poste ( già quotata e già semi privatizzata ) ha venduto ai suoi clienti ( pensionati ) Quote di Fondi Immobiliari. Questi prodotti ( che avevano in pancia anche immobili di Poste su cui pendono ancora indagini ) hanno perduto il 50% del loro valore. Con un successivo gesto del 2017 Poste ha dichiarato di voler rimborsare i clienti, ma come ?

  • ai clienti con più di 80 anni dichiara di rimborsare il 100% del capitale
  • ai clienti con meno di 80 offre in rimborso l'86,5% del capitale investito, ma senza versare soldi, bensì consegnando a quei giovanotti una polizza a gestione separata !

Desta rabbia e sconcerto un comportamento del genere. Come si fa a non rilevare che Poste - oggettivamente - approfitta del fatto di essere considerato dai suoi pensionati-clienti alla stregua di PORTO E RIFUGIO SICURO e grazie a questa fama ( immeritata, che poi genera scarsa attenzione da parte di chi investe ) approfittando di questo, dicevamo, Poste offre e propina a queste persone indifese, prodotti assolutamente inadatti. Convinte come sono, quelle anziane persone, di trovarsi nel luogo più sicuro al mondo, per investire. Un luogo dove MAI, davvero MAI, potrebbero dar loro una FREGATURA !

 ♣ ♣ ♣

A questo punto è doveroso avvicinarsi a nuove, importanti questioni. Occorre impegnare tempo ed energie, per mettere a fuoco alcuni nuovi equilibri ed alcune nuove fragilità, frutto di una evoluzione del mercato e di tutto ciò che lo compone, che rende il lavoro del consulente sempre diverso. Certo, infinitamente interessante, ma anche denso di capovolgimenti continui, di scarti, aggiustamenti ed aggiornamenti senza fine. Restare al passo con tutto questo è affascinante, come non ammetterlo. Ma necessita anche di una vigoria mentale che non sempre vediamo messa in campo. Essendo infatti così leggera la strada che segue la corrente, dove tutti si ritrovano. Ma i cambiamenti incombono. Essi operano prima che noi si possa immaginare di vederli all'opera, o mentre siamo intenti a prevedere le loro nuove conseguenze: hanno già modificato il campo di battaglia. Occorre pertanto subito affrontare ( e vincere ) la grande sfida della

NUOVA CONSULENZA

Quando tutto cambia, come si fa a non adeguarsi ?

Vedete, sono cambiati riferimenti giuridici fondamentali, riferimenti che regolano e determinano la possibilità o meno di incassare i crediti derivanti dalla attività di investimento ( CACS, BAIL-IN ). Sono cambiati i profili fiscali di interi settori ( immobili ) per non dire delle quotazioni immobiliari, deteriorate profondamente per la BOLLA che le aveva drogate, ma anche per effetto dei nuovi drammi demografici ( carenza di figli e di nuove famiglie ). E' cambiata profondamente anche la stratificazione sociale: siamo passati da una figura a piramide ad una a clessidra, e questo ha comportato una forte diminuzione del ceto medio, una crescita dei ricchi ( sia in termini di ricchezza che per quantità di partecipanti ) ed un forte incremento del ceto popolare e del precariato sociale ( vedi immagine ).

Sono inoltre emerse diffuse, pervasive ed incisive manipolazioni di Banche, società di Advisoring ed altri Enti Finanziari. Ovvio che tutto questo è stato infine oggetto di contestazioni e sanzioni da parte delle Autorità di Vigilanza, soprattutto negli States. Sono state irrogate multe plurimiliardarie e tutto questo emergere di scandali, corruzioni e manipolazioni ha reso evidente a TUTTI che il mercato, oltre alle normali incognite sue tipiche, incorpora oggi molte altre interferenze, seppure dagli effetti circoscritti al breve termine.

Ebbene, in un quadro di questo tipo, come pensate si possa procedere a selezionare i migliori Fondi Indipendenti NON bancari ?

E' evidente che oggi il consulente, da solo, non è più in grado di gestire la fase di scelta del prodotto o dei prodotti. I dati a disposizione del singolo consulente sono superficiali, il più delle volte, attendibili solo fino ad un certo punto, difficilmente verificabili di persona. Ma c'è altro, molto altro. Dobbiamo infatti ricordare che la nuova idea di CONSULENZA, a livello mondiale, prevede finalmente ( e giustamente ) che la selezione dei prodotti e la definizione del percorso di investimento, non siano semplicemente frutto di una analisi iniziale, ma siano accompagnate ANCHE da una attività di monitoraggio ciclica, ripetuta e cadenzata di quei prodotti di investimento, quelli inizialmente selezionati e considerati adeguati al raggiungimento dell'obiettivo.

Diventa allora fondamentale possedere uno strumento di controllo preventivo, sui prodotti in quanto tali, ma anche sul Team di Gestione, sulle dinamiche di performance, sul via vai dei collaboratori, sui costi diretti ed indiretti, sui metodi di investimento e via dicendo. Dunque per evitare di incappare negli inconvenienti che il mercato ci ha già più volte segnalato, inconvenienti che hanno riguardato anche prodotti considerati al TOP di categoria, e per evitare di incappare anche in analisi errate dei Gestori, sempre possibili, è fondamentale poter disporre di un servizio di selezione e monitoraggio dei Fondi, anche di quelli Indipendenti e NON bancari. E poi non usarli a nostro piacimento, ma lasciare che qualcuno selezioni i migliori, e siano ben più di uno, controllati ciclicamente.

Ecco. Soltanto così possiamo eliminare dal vocabolario ogni possibile incertezza, delineando per il concetto di RISCHIO un valore molto prossimo allo ZERO ( correttamente intendendo con il termine RISCHIO solo la possibilità di subire PERDITE, non certo la VOLATILITA' ). Tutto questo, senza dubbio, assieme ad una buona dose di disponibilità all'ascolto e al lavoro mentale.

 

  • Siate consapevoli che a ciascun prodotto corrispondono caratteristiche proprie, i Fondi non sono tutti uguali e la loro struttura garantisce separazione tra Patrimonio e Gestore, e ricordate che non possono fallire, con il Fondo siete SOCI non CREDITORI
  • Ricordate che i prodotti assicurativi UNIT-INDEX sono inutili nel 90% dei casi, le vecchie MISTE sono addirittura dannose, mentre le polizze davvero utili non le fa nessuno !
  • Siate consapevoli che i dati storici dei Fondi sono un riferimento importante, non l'ultimo risultato: insomma evitate di scegliere guardando chi ha vinto la classifica lo scorso anno ... quasi sempre l'anno successivo va malissimo !
  • Rifiutatevi di pagare le commissioni di sottoscrizione, vi stanno proponendo di pagare il PIZZO 
  • Attenzione: Il capitale non ve lo garantisce nessun Ente e nessuna Firma, soltanto ...

METODO, DISCIPLINA ed ANTROPOLOGIA ®

 Fonte e Matrice di questa lunga distinzione tecnica e metodica, val bene ricordarlo, sta la nostra NUOVA interpretazione del mercato, figlia diretta del pensiero di Ludwig von Mises, della sua scuola ( F. von Hayek ) e di altri grandissimi liberi pensatori ed economisti ( B. Graham, J. Greenblat, S. Ricossa ). Il tutto è stato assimilato e rielaborato da Luciano Fravolini negli anni 2005-2008 e ricomposto nella TEORIA che ha dato vita al nostro sito. Il tutto adattato - infine - ai nostri giorni, agli attuali prodotti, all'attuale contesto.

Troverete DUE capitoli di esplicitazioni nel prossimo MENU' circa presupposti e motivazioni che hanno indotto alla definizione del NUOVO METODO ed un ultimo, lungo capitolo che spiega la TEORIA sin nei dettagli, con un esempio di gran respiro, arrivando ad individuare motivazioni strutturali che rendono tale metodo invincibile, per via della esistenza dell'ESSERE UMANO ...

MENU' COME SI INVESTE:      ANTROPOLOGIA DEL RENDIMENTO ( introduzione )

                                    a) ECONOMIA UMANISTICA

                                    b) FINANZA CREATIVA: I DANNI DELL'ADULTERIO

                                    c) IL METODO ECOLOGICO ANTROPOLOGICO ®  

  

 

 

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