Il rischio tecnico ( razionale, gestibile, eliminabile )

L'avversione al rischio è un concetto scontato, una sorta di notazione superflua.

Quale individuo gradisce esporsi ad un rischio ? Nessuno. Ma questa naturale avversione non impedisce a molte persone di praticare l'alpinismo: non le giudichiamo FOLLI per  questo. Possiamo allora dire che l'avversione al rischio riguarda l'istinto, più che la ragione. Ciò significa che quando c'è di mezzo l'intenzione di fare, la scelta di fare o il vantaggio di fare, il rischio diventa una situazione da gestire, non certo da evitare. Ecco dunque che esporsi al rischio è soprattutto il risultato di una scelta, di una mediazione, di un calcolo.

Il rischio vive la nostra stessa vita, ci accompagna. A volte ne siamo consapevoli, a volte no.

Anche la MIFID - MARKET IN FINANCIAL INSTRUMENTS DIRECTIVE - ( intervista obbligatoria che dovrebbe misurare la capacità del cliente di intendere il mercato ed i prodotti ), dicevamo la MIFID considera l'esposizione al rischio un fatto possibile, non solo, persino lo propone come opzione da selezionare: elemento finalizzato ad un guadagno superiore, di cui il cliente si assume tutta la responsabilità ... Vediamola, allora, questa famigerata intervista, che tutti chiamano ( orribilmente ) profilatura: 

Ora riflettiamo su quelle domande.

Secondo Voi, ad una persona che si accinge ad investire, che vi sta affidando i suoi risparmi, si può proporre di DOVER scegliere tra una piccola perdita ( è il caso migliore ) oppure perdite significative ? Il termine PERDITA attiva una idea molto precisa, circa la sorte di quell'investimento: PERDERE significa non riavere più i soldi PERDUTI. Ma che razza di investimento gli state proponendo ? Chi è quell'idiota che firmerebbe a cuor leggero una cosa del genere ? Diciamocelo ... TUTTI.

Il fatto è che la domanda è folle per come è posta. Il  termine perdite è fuori luogo e lascia intravedere una soluzione cruenta, disastrosa, una sconfitta definitiva ed irreversibile: appunto perdita. Inoltre, l'idea di possibili forti perdite nel breve-medio periodo viene abbinata alla possibilità di elevate crescite del capitale nel lungo periodo. Come dire = se vuoi guadagnare molto, prima devi perdere molto. Ma di cosa stiamo parlando, si tratta di forti perdite oppure elevate crescite ? 

Questo modo di procedere crea confusione. Il motivo sta nell'uso errato di alcuni termini, un uso errato oggi purtroppo talmente diffuso da essere identificato come un MUST, un politicamente corretto, guai se non parli così. Ma ecco l'errore: si mischiano due concetti estranei tra loro, ponendo sullo stesso piano l'idea di RISCHIO/PERDITA con la VOLATILITA'. Ma andiamo ad esplicitarli per bene, questi due concetti così diversi e distanti tra loro.

Il RISCHIO DI PERDERE è la possibilità che si registri una diminuzione irreversibile dell'importo investito. I soldi che mancano non li riavrete indietro, MAI PIU'. In questo caso siamo di fronte ad una PERDITA.

La VOLATILITA', invece, è il caratteristico andamento altalenante dei prezzi di borsa, delle quotazioni, che a volte coincidono con il valore oggettivo del titolo ( che è un valore stimabile ) a volte sono inferiori. Alcune volte le quotazioni sono esagerate, frutto di entusiasmo e non altro, altre volte crollano, per lo stesso motivo, cioè senza un vero motivo. Ma con il tempo le quotazioni sempre tornano in equilibrio, riavvicinandosi al corretto valore di stima. Insomma, l'altalena dei prezzi è una caratteristica dei mercati, non un difetto, e viene tecnicamente definita come: INEFFICIENZA DEL MERCATO. 

PERDITA = DIMINUZIONE IRREVERSIBILE    ♣♣♣    VOLATILITA' = ALTALENA DELLE QUOTAZIONI

La volatilità è innocua, evidentemente. Il rischio di perdere no. Ma perché la volatilità è innocua ?  

Vedete, è lo stesso termine - volatilità - a rappresentarci una idea di oscillazione. A sua volta l'idea di oscillazione ( il vocabolo è a parziale contenuto onomatopeico ) incorpora in sé il concetto di movimento bidirezionale, sincrono: su e giù, da una parte e dall'altra, come un'altalena, appunto. Ed un valore altalenante si caratterizza per movimenti prevedibili e contrapposti: sale e scende, scende e sale. Nel termine volatilità, pertanto, è già contenuta l'idea di recupero-ritorno. I valori oscillano - dunque - ma lo fanno all'interno di movimenti paritari quanto ciclici: tanto sale, tanto scende. Questo non è un dramma, ovviamente, perché ci troviamo di fronte ad una CARATTERISTICA del mercato e non ad un problema da risolvere. Lamentarsi della volatilità è un pò come detestare il moto ondoso del mare ... I valori tornano sempre al loro punto di equilibrio, e questo coincide con il valore intrinseco: sia quando salgono che quando scendono. Punto di equilibrio, lo ricordiamo, che è rappresentato - in sintesi - dal valore contabile, desumibile dal bilancio dell'azienda quotata ... appunto, IL BILANCIO.

Cosa ci fa venire in mente, il termine BILANCIO ?

Diciamo subito che il bilancio è uno stratagemma contabile, tecnico, giuridico ( certamente condiviso, disciplinato ed universalmente accettato ) attraverso cui si tenta di fotografare il valore di una società, in un determinato momento.

E' uno stratagemma, una convenzione, perché fotografare il valore di una società in un dato momento è impossibile. Una società, come qualunque altra attività economica persistente ( artigianale o professionale ), è un insieme di valori in divenire ( positivi come negativi ) che dispiegano i propri effetti col trascorrere del tempo. Bene.

Eppure il bilancio, con i suoi limiti di coerenza temporale, è certamente strumento importante. Esso consente comunque di conoscere la realtà aziendale, pur sempre rappresentabile con buona approssimazione, ed è utile per avere una misura attendibile, pesata di quella realtà aziendale. Questo vale ancor di più quando parliamo di società quotate, sottoposte a continui e rigorosi controlli, interni ed esterni.

Dunque è possibile farsi un'idea del valore di una società e confrontarlo con il prezzo che le sue azioni registrano in Borsa, ottenendo in tal modo una risposta alla domanda del secolo: vale la pena investire in questa società ?

Queste considerazioni sono un approccio tecnico importante, non esaustivo. Si studia il momento economico, nazionale ed internazionale, si analizza il management che governa quella società, la storia che hanno ed i risultati che hanno ottenuto, si valutano le sostenibilità del tipo di business ed ogni altro fattore noto e scrutabile, tutto per stabilire quale sia il vero valore di quella società.

Ecco che siamo al cuore del tema: VALORE e PREZZO non coincidono, praticamente MAI. Valore e prezzo sono due aspetti distinti e diversi della stessa cosa. Dunque non solo possono essere distanti, essi SONO distanti. Ma sapere questo significa anche sapere altre due cose fondamentali, facilmente verificabili da un Team di Gestori e di Analisti di un Fondo Comune attraverso la Analisi Fondamentale: 

- la società vale più del prezzo di quotazione = è sottostimata

- la società vale meno del prezzo di quotazione = è sovrastimata

Ecco che il concetto di VOLATILITA' appare ora più chiaro e facilmente comprensibile: la volatilità è una altalena sistematica del PREZZO DI QUOTAZIONE, deriva da stime ed umori del mercato, da voci, ipotesi, indiscrezioni, come da intenzioni speculative. Questo PREZZO DI QUOTAZIONE non ha nulla a che fare ( nel breve termine ) con il VALORE di quella azienda. Ecco che si comprende facilmente e definitivamente il vero concetto di RISCHIO: esso non è affatto correlato alla volatilità ( come invece erroneamente viene da tutti prospettato, MIFID in testa ). Si capisce insomma che il RISCHIO è legato solo al verificarsi dell'evento PERDITA ( diminuzione irreversibile dell'investimento ) e non alla volatilità.

La VOLATILITA' infatti non è un indicatore di RISCHIO, contrariamente a quello che invece dicono tutti, diffondendo una informazione inesatta, quindi pericolosa: le PAROLE infatti determinano abiti mentali in chi le ascolta e se noi attribuiamo - per leggerezza - al termine PERDITA lo stesso valore semantico del termine VOLATILITA' ... chi mai potrà distinguere tra queste due situazioni, pur tanto diverse tra loro ?

I Gestori dei Fondi ( indipendenti, non bancari, gestione attiva, stile value ) investono sul VALORE ed acquistano ad un PREZZO conveniente, a volte a saldo, ASSET che valgono di più e che per questo non potranno far altro che salire di PREZZO ( non appena saranno smaltite le distorsioni del mercato, inefficiente per questo ). Capite dunque come si ridefinisce e si chiarisce una volta per tutte la vera idea di RISCHIO, in base a questo approfondimento. Comprendere questo, cari lettori, significa dare una spallata definitiva alle distorsioni comportamentali che derivano da emotività, luoghi comuni, talamo irrazionale, abitudini culturali, bias ( giudizio-pregiudizio che non corrisponde all'evidenza oggettiva ). Insomma, significa riuscire finalmente a valutare il da farsi avendo come UNICO riferimento i dati reali economici e finanziari ( analisi fondamentale ) e non gli umori del mercato: non è poco, è un enorme passo avanti !

Ma andiamo oltre e precisiamo, di nuovo, con un esempio. Tra due amici che finanziano un BAR, chi rischia di più ? Chi PRESTA il danaro oppure chi partecipa , CHI E' SOCIO ? Il primo ( obbligazionista ) riceve una rata mensile in restituzione. L'altro ( azionista ) ha invece scelto - con la stessa cifra - di intervenire in altro modo, lui è SOCIO, comproprietario dell'azienda.

Qui si pone il concetto di BIVIO DEL RISPARMIATORE: quando investite, infatti, non vi è altro da fare se non scegliere tra due sole strade, non vi è alcuna alternativa. Potete scegliere di diventare CREDITORE, oppure SOCIO. Il CREDITORE aiuta una azienda a farsi gli affari suoi, in cambio riceve il prezzo del danaro. Il SOCIO invece partecipa agli affari, quindi agli utili, di quell'azienda.

A questo punto basta riflettere su una semplice considerazione, per scoprire le diverse esposizioni al rischio dei due: se il BAR fallisse il SOCIO perderebbe gran parte del suo investimento, certamente, ma l'altro, quello che ha prestato i soldi sarebbe forse in una situazione migliore ? Sarebbe diverso per lui ?

Ciascuno di Voi troverà la risposta nel buon senso, dato che è noto che la priorità di rimborso delle obbligazioni rispetto alle azioni è un dato certo, nel senso che è scritto sui codici, ma parliamo pur sempre solo e soltanto di un dato teorico. Ben poco confermato dalla pratica ( Cirio - Parmalat - Argentina - B Etruria - M Paschi - B Marche - Cari Ferrara - Tercas -  Veneto Banca - Popolare Vicenza ...  ).

Ed allora. Alla luce di tutto questo possiamo affermare che la effettiva differenza sul rischio NON giustifica affatto la enorme differenza sul rendimento. Insomma: se andassimo a misurare la effettiva possibilità di perdere e mettessimo a confronto azioni ed obbligazioni, avremmo come esito una DIFFERENZA BEN POCO APPREZZABILE in relazione al RISCHIO EFFETTIVO.

Ma c'è dell'altro. Sinora abbiamo parlato di BAR, ma se volessimo eliminare del tutto il RISCHIOEbbene, a quel punto la scelta di investire in obbligazioni diverrebbe ancor più incomprensibile: il divario di rendimento non sarebbe più giustificato da nulla. la soluzione che elimina il RISCHIO esiste, non è costosa e facilmente disponibile: non un BAR, ma tutti i BAR del mondo, ma non tutti, soltanto i migliori, che selezioniamo, poi allarghiamo l'orizzonte a tutto ciò che viene prodotto al mondo, servizi compresi: sarà come investire sull'essere umano e sui suoi capricci. Investiamo in tutte le attività collegate alla presenza dell'uomo. Ovunque ci siano esseri umani che vivono, sperano, cambiano idea ed evolvono o progrediscono, in tutto il mondo ! 

Ecco cosa separa e distingue la VOLATILITA' dal RISCHIO.

Il riferimento al BAR è una anticipazione di quanto esporremo in dettaglio nella parte di approfondimento riservata alla NUOVA TEORIA - NUOVO METODO: la Antropologia del Rendimento ®

La tranquillità che deriva dalla conoscenza consente di attraversare periodi di crisi, senza subire danni. La paura irrazionale, non controllata, non filtrata, trasforma i comportamenti in smania e le scelte in errori. Lo abbiamo già detto, ma è utile ripeterlo: chi fugge dal rischio finisce per rischiare di più, senza saperlo.

E' sciocco limitarsi a raccontare che NON bisogna avere paura del mercato, piuttosto occorre conoscere il mercato, imparare a capire se quella paura è GIUSTIFICATA ( vi è un concreto rischio di perdere ) oppure NO ( si tratta solo di volatilità ): ecco la vera differenza ! 

Ora Vi mostriamo il grafico di un prodotto TOP europeo ( riga blu scuro ) conforme UCITS, controllato da Consob, Bankitalia e BCE. Ma le parole fanno cultura, abbiamo detto, dunque ci spieghiamo sul termine per evitare equivoci ed enfasi inappropriate = definiamo TOP un prodotto di investimento che produce risultati sopra la media da molti anni ( nel caso specifico parliamo di 24 anni ) senza esporre gli investitori a volatilità esagerate, eccessive, pur attraversando periodi di crisi economiche e guerre.

Non importa quantificare il risultato percentuale ( ora non interessa ) ma sottolineare che la linea blu di questo prodotto include anni terribili ( solo per citare i più recenti parliamo del 2000-2001-2002-2008-2011 ) ma il suo andamento è eclatante: è passato da 10,0 a 70,5 con un movimento piuttosto regolare. Insomma 100.000,00 Euro sono diventati 705.000,00 ... niente male davvero !

Oggi il mercato è ancora diverso, oggi ( aggiornamento dicembre 2017 ) non possiamo più accontentarci di intercettare un prodotto di eccellenza, oggi occorre mettere insieme più prodotti e tenerli sotto controllo prima, durante e dopo ... 

Attraversare la volatilità senza subire danni è come navigare: il grafico rappresenta esattamente questo. Ora molti di voi sapranno con una certa precisione cos'è davvero il rischio. Passiamo ad esaminare il rischio ... percepito.

 

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