Ancora Crisi: 2011

( Dicembre 2011 )

Nessuna gloria particolare e nessun tracollo. Si procedeva a vista, in quell'inizio di 2011, ed alcuni sapevano esattamente cosa non fare( la Germania, ad esempio,  non voleva assolutamente salvare la Grecia ). Il terremoto in Giappone arrivò quindi come un tonfo inopportuno, una cosa che proprio non ci voleva. Poi si sovrappose lo tsunami, e fu pietà e paura. Poi sgomento e tracollo: ecco l'incidente nucleare.

Quale migliore propellente ? Crollo su crollo, paura su paura. Dalla Grecia rumori sinistri, dall'Europa un nulla, fatto di boria, incompetenza e tanto vuoto. Serve altro per uno smottamento di lungo periodo ?

Qualcuno ha mai provato a ricordare alla Germania che esporta il 40% dei suoi volumi in Europa ? Significa che questo paese ( da quando c'è l'Euro ) evita di rivalutare la propria valuta grazie alla possibilità di spalmare il surplus su tutti gli altri, quegli altri ( Italia - Grecia - Spagna - Irlanda - Francia ) che lo rendono innocuo - finanziariamente - grazie ai loro debiti pubblici mostruosi. La Germania tiene tutto per sé il vantaggio che deriva dai debiti altrui. Sta prelevando valore dagli altri paesi: sarebbe opportuno che restituisse qualcosa, ma sarebbe anche importante che qualcuno cominciasse a dirlo. Voce di uno che grida nel deserto.

Sarebbe anche opportuno che si parlasse chiaramente del vero problema, quello da cui tutto è partito: i derivati. Bisognerebbe regolamentare la emissione, la gestione, la copertura e la circolazione di questi strumenti, provvedendo inoltre a ripristinare una netta separazione tra risparmio ed affari, all'interno delle banche. Qualcuno forse ne parla ? Voce di uno che grida nel deserto.

Oramai tutti hanno compreso che il problema dell'Europa non è nella sua valuta, non è l'EURO. Piuttosto è vero il contrario: il problema dell'EURO è questa Europa.

Il nostro Continente ( ma perché continuiamo a chiamarlo così ? ) ha avuto il torto di ignorare i rudimenti di politica monetaria ed economica, ha preteso di dare vita ad una moneta unica ( ricordiamo le risate e gli sberleffi di moltissimi economisti d'oltre oceano ) senza avere un minimo controllo o un potere di indirizzo sui bilanci dei Paesi Aderenti. Nulla. Nulla di più di un grappolo di regole, penali e divieti, ma neanche l'ombra di una passione civile, di una voglia pur minima, ma sincera, di stare assieme, di essere una cosa sola: cittadini che votano ?

Macché, solo governi che si accordano, ma fanno anche peggio, perché escludono - tutti insieme - che il popolo possa partecipare, dire la sua !

Ecco da dove viene l'insulso rapporto deficit/pil - debito/pil ( tra l'altro colpevolmente alleggerito nel 2005 proprio con il consenso dei due Paesi primi della classe di oggi: Francia e Germania ).

Questo bizzarro meccanismo è opera di tutti. Poteva funzionare ? No, non poteva funzionare. Alcuni osarono dirlo, ma furono apostrofati come arcaici sobillatori, anti-patrioti: chi non ama l'Euro è fuori dal politicamente corretto, come si dice oggi. Dunque Euro a tutti i costi, ma i costi di questo Euro poi arrivano, alla prima vera crisi, e li pagano gli altri ... quelli che non hanno partecipato.

Perché mai una così diffusa propensione al pasticcio ?

Probabilmente c'è un retaggio culturale dietro tutto questo, una sorta di cipria post-bellica che ha indotto gli Stati Europei a scimmiottare una voglia di unirsi molto figlia delle circostanze e ben poco sentita dai governanti, figurarsi dai popoli. Si è aggiunto un poco di tornaconto economico, negli anni, a confondere le acque e a convincere tutti che non valeva la pena abbandonare quel manto di perbenismo europeista: portava utili elettorali ed economici.

Ecco, hanno costruito un mostro di carta per questo.

Ha detto bene Helmuth Kohl ( 1/12/11 ) in merito alle resistenze verso una parziale perdita di sovranità dei singoli Stati: una conseguenza  della disintegrazione dell'Euro potrebbe essere il ritorno alla guerra in Europa.

Cosa fare ? E' un pò come discettare sul Governo Monti in Italia ( Novembre 2011 ): c'è il rischio che l'incedere perentorio della crisi ( che è una crisi politica, di credibilità, crisi dei debiti sovrani e non crisi economica ) costringa le forze politiche a fare ciò che spontaneamente non farebbero. In Italia si potrebbe arrivare a toccare pensioni, licenziabilità ed altri tabù ( ordini professionali ) e forse tutto questo si sta già preparando, mentre in Europa ci si potrebbe avvicinare ad una parziale cessione di sovranità dei singoli Stati verso l'Ente Europa: un accordo terribilmente vuoto di passione politica. Avrebbe senso ? Sarebbe utile per la moneta, certo, ma non si sa cosa potrebbe produrre in futuro, se portato a compimento in questo modo ( ... sposiamoci subito, tanto l'alternativa potrebbe esser peggio ! ).

Intanto la massa di danaro su cui galleggia il mondo ( a forza di manovre ... se non la smettono affogheremo in un mare di banconote ) offre a chi la controlla possibilità imperdibili. Dove si intravede un ventre molle si affonda il colpo, di cosa Vi stupite ? Non è all'opera nessuno Scrooge ... c'è solo la stupidità dei Governi, Governi che non fanno ciò che dovrebbero. Il mercato vince sempre, ricordate ?

Gli Stati Federali divengono tali col tempo, ma attraverso movimenti di popolo, orgoglio, consapevolezza, passione e lotta. Per non parlare di quella essenziale, fondamentale omogeneità culturale che è collante imprescindibile di ogni seria convivenza civile. Stare insieme per bon ton o per moda non produce nulla di buono ( figuratevi poi mischiare l'islam con la cultura Occidentale ! ).

Ma da anni gira in Europa una specie di culto del minestrone, accompagnato da una insofferenza per le origini, per la nostra storia, per i nostri valori. La voglia di non ricordarli è diventata fastidio verso chi li rappresenta, quindi volontà ( anche violenta ) di disperderli: nessuna identità particolare, questa è la formula perfetta della società relativa. Siamo tutto e siamo niente. Valori assoluti, nemmeno a parlarne. Su questa base, anno dopo anno, abbiamo visto affermarsi in Europa, come in Italia, un'idea falso-democratica che immagina di unire tutti sotto l'ombrello di una omogeneità senza limiti: accoglienza e tolleranza, la definiscono. E così politici, commentatori, giornalisti, anche uomini di Chiesa, hanno invocato ed invocano la diversità, la discontinuità come valore prevalente da perseguire, come se custodire e difendere la nostra millenaria omogeneità culturare fosse un delitto insopportabile, un errore da evitare a tutti i costi.

Così hanno fatto l'Europa, ecco cosa c'è  !

Insieme è bello, vero, ma a condizione di avere qualcosa di fondamentale da condividere e, appunto, da costruire insieme: ce lo conferma, con triste ironia, la perdurante, profonda divisione che separa l'Europa del Nord da quella del Sud, su moltissimi temi. Ma non se ne parla, non dobbiamo parlarne. Tutti sembrano non capire. Fanno a gara per non vedere, per non dire.

Unione Europea ? Si, ma su cosa ?

Una seria alternativa sarebbe riconoscere di essere diversi, capire che un mondo variegato è bello, e la felicità non la trovi stando per forza tutti nella stessa botte. Che poi significa portare rispetto per il modello degli altri ed avere come punti di incontro onestà, sincerità, efficienza e pulizia dei conti. La moneta verrebbe da sola, ma se non venisse sarebbe un bel mondo lo stesso. La vera svolta sta nel rinnegare la voglia di supremazia, non nello stare insieme per forza. Se no ( come dice Kohl ) sarà di nuovo guerra: con l'Euro o senza.

La crisi dell'Euro è la crisi di un bislacco modello di Unione, che poi si traduce in un bislacco modello di pensiero. Un modello pasticciato, basato su accordi tra Governi che hanno scientemente ignorato lo scetticismo dei loro Popoli, anzi lo hanno violato. Probabilmente si accorderanno all'ultimo momento su nuove omogeneità, su equilibri più forti: che so, si parla di fiscalità, bilancio, controllo reciproco ( primi di dicembre 2011 ). Cose di questo tipo, giusto per non saltare in aria. Ma non c'è propellente, non c'è passione e non c'è voglia di stare insieme davvero.

Ma vedete, lo hanno fatto.

Accordo nella notte del 9 dicembre 2011. Accordo di 23 Paesi su 27, senza Inghilterra, Ungheria, Svezia e Repubblica Ceca ( vedete come ha un senso la Brexit che verrà ... ). Un accordo senza vere novità, molto déjà vu e molto di facciata, troppo tedesco-centrico. Non pone le basi per risolvere i grandi problemi dell'Euro, e nemmeno le grandi questioni finanziarie ( gestione dei derivati - ruolo delle banche - separazione tra risparmio ed affari ). Un accordo che sa tanto di piccolo restauro e ripropone l'ossessivo e limitante concetto del 3% di deficit dopo avere assistito al suo fallimento. Per di più, questo limite viene riproposto sotto forma di obbligo, cui gli Stati dichiarano di allinearsi pur non esistendo in tal senso un preciso vincolo giuridico. Non convince, inoltre, l'idea di imporre agli Stati l'obbligo di inserire nelle loro Costituzioni il vincolo del pareggio di bilancio: bastano le leggi dell'economia per mettere in discussione un meccanismo siffatto ( un Paese in recessione potrebbe solo aumentare le tasse per mantenere il vincolo, oppure diminuire gli stipendi, con effetti peggiorativi sull'economia e la staus dei cittadini, un vero e proprio non senso tecnico ).

Un accordo anti-spread che vola basso.

Perché non assegna un vero ruolo alla BCE, né all'Europa, intesa come soggetto politico autonomo, né prevede di farlo. Come dire: non si intravede un obiettivo alto, c'è solo un pò di contabilità nell'accordo, ma sì una sorta di Prima Nota Aziendale. Si tende a limitare la sovranità degli Stati, ma ancora una volta si evita di dare voce al popolo, convocando peraltro adunate-farsa dove tanti votano quello che pochi hanno preparato nell'interesse di ... tutti (?). Stiamo passando dalla democrazia parlamentare ad una sorta di delega tecnocratica, non prevista e non votata. E tutto questo avviene sotto silenzio, nel pieno dei saldi Natalizi ( viva i consumi ! ), barattando la abrasione della democrazia con l'emergenza del portafoglio, con l'occupazione: ci fregano sempre a fin di bene e a fin di bene si fanno passare cose vergognose !

Un pronunciamento, sa di pronunciamento. Barattato con la crisi, ma senza risolverla affatto. Senza nemmeno tentare di farlo, visto che dei veri problemi sul tappeto nessuno parla. Dobbiamo salvare le banche ( questa l'emergenza ), banche che sono l'origine della crisi ... ma nessuno pensa di fare qualcosa per cambiarle. Macché, le banche vanno al governo !!

Saremo dunque Cittadini per forza di un'Europa senza anima o Abitanti appassionati di una Nostra Terra ?

 

QUELLO CHE NON SCEGLIAMO OGGI DIVENTERA' FUTURO PER I NOSTRI FIGLI 

 

 

 

 

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