Dove vogliamo andare

C'é davvero bisogno di lucidità e buon senso, insomma dateci una informazione seria. Di economia e finanza ne parlano davvero tutti, e spesso a sproposito. Quasi tutti infatti finiscono fuori del seminato, invischiati nei luoghi comuni più banali ( spessore culturale tipo Grande Fratello ). Pochissimi mettono in luce il cuore del tema, con dati veri e seri. Quando accade, bè, viene voglia di farlo sapere in giro.

Riportiamo una lucida analisi di Vittorio Zirnstein, da Borsa & Finanza di sabato 23 Giugno 2012 

DOVE VOGLIAMO ANDARE

Le bordate di Beppe Grillo e l'ultima provocazione di Silvio Berlusconi ... "non credo sia una bestemmia l'ipotesi di uscire dall'euro" ... hanno riportato sotto i riflettori la tesi di chi sostiene che l'unica soluzione per far uscire l'Italia dalla crisi sia il ritorno alla lira. Il ragionamento si basa su argomentazioni apodittiche, che lasciano poco spazio a contestazioni. Troppo spesso, però, i presupposti sono discutibili o contestabili e pertanto le tesi perdono l'apparente e inossidabile intangibilità.

Arrivando all'osso della questione, le argomentazioni a sostegno dell'uscita dall'euro sono fondamentalmente due. La prima è che il sistema di regole cui i Paesi membri dell'Eurozona si sono autovincolati ha risvolti paradossali e punitivi: in pratica chi non riesce a centrare gli obiettivi di contenimento dei costi pubblico ( espressi dal rapporto deficit/Pil ) viene multato, con il risultato perverso di peggiorare ulteriormente le cose. Essere liberi da questi vincoli - é la tesi - consentirebbe di implementare  politiche espansive a sostegno dell'economia. La seconda argomentazione sostiene che un ritorno alla lira consentirebbe all'Italia, la cui ossatura economica è fondamentalmente manifatturiera e orientata all'export, di sfruttare svalutazioni competitive per aumentare le proprie vendite verso l'estero.

Siamo certi che questi due fattori ci porterebbero realmente a stare meglio ? I problemi economici dell'Italia in questo momento più pressanti sono l'enorme debito pubblico, il suo costo, la bilancia commerciale in deficit, e la carenza di lavoro. Erano così diversi quelli che l'Italia pre euro viveva ? Il debito pubblico viaggiava attorno al 120% del Pil già nei primi anni '90; mentre ancora nel 1997, un paio d'anni prima del debutto della moneta unica, il tasso d'interesse medio pagato dai BTP a 5 anni era superiore al 6%. Oggi non appena il tasso sul decennale ( introdotto nel '99 ) passa dal 4% al 6% tremano tutte le fondamenta del bilancio pubblico. Quanto alla bilancia commerciale, gli ultimi dati pubblicati da Istat hanno evidenziato come, al netto dell'energia, il saldo dell'Italia sarebbe positivo per 19,4 miliardi di euro. Ciò che pesa è soprattutto la bolletta energetica che, con una lira svalutata, sarebbe ancora più cara. Il tasso di disoccupazione, che si é attestato a maggio attorno al 10,2%, é pari a quello del 1993 e del 2000, periodo in cui circolava ancora la lira e la percentuale dei senza lavoro é stata costantemente attorno all'11%.

E non ha molto più senso l'idea di abbandonare l'euro per tornare a una lira agganciata alla moneta unica. Sarebbe un salto indietro di 20 anni, che già allora non portò bene: nel '92 l'Italia, sotto assedio della speculazione capitanata dal finanziere ungherese nazionalizzato americano George Soros, fu costretta a uscire dal sepente monetario europeo dopo che la Banca d'Italia si era praticamente prosciugata nel tentativo di difendere la lira.

Una differenza fondamentale tra anni '90 e oggi c'é, ma non dipende dal conio circolante nel Paese, ed é costituita dalle scarse prospettive di sviluppo e di crescita. Il fatto é che, in realtà, i problemi erano già emersi negli anni in cui ancora circolava la lira. E da allora non è stata messa in atto nessuna soluzione, a cominciare da un necessario riordino di bilancio e delle spese dello Stato, che sarebbe stato reso relativamente più agevole dall'abbattimento del costo del debito che si è avuto grazie all'introduzione dell'euro.

L'occasione é stata sprecata ma, che lo si faccia con la lira o con l'euro, è ora di mettere mano alle soluzioni.

 

 

 

 

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