Ludwig von Mises

Ludwig von Mises

Lemberg 29/9/1881 - New York 10/10/1973

Sembra una frase scontata, ma a pensarci bene affermare che l'uomo viene prima dell'economia può apparire come un non senso, nel bizzarro mondo di oggi, quello della finanza creativa, per capirci. Ma attenzione, non facciamo l'errore di credere che quella affermazione rappresenti una visione moralista dell'economia, per carità. E' esattamente l'opposto.

Che l'uomo venga prima dell'economia è una affermazione vera e reale. Rigorosa, tecnicamente ineccepibile, solida e reale, ricolma di saggezza. Autentica.

Una finanza creativa, creativa come quella di cui oggi subiamo le conseguenze, è una finanza fuori posto, sbagliata. Può apparire intrigante nel suo luccicante vestito teorico, a prima vista, ma è terribile quando manifesta le sue conseguenze di medio-lungo termine, e non solo per i danni che induce e produce.

Una finanza di questo tipo è lontana dai suoi stessi schemi strutturali, è affetta da un vero e proprio vizio d'origine. Tende infatti a scardinare l'economia dalla sua sede naturale, destrutturandola, ed arriva a produrre conseguenze di cui non si riesce a prevedere il percorso degenerativo: orizzontale come verticale.

Ma cerchiamo di capire meglio, la posta in giuoco è enorme. Ciò che vediamo oggi, infatti, è esattamente ciò che aveva prefigurato il grande von Mises: un gigante dell'economia e della filosofia economica, concreto e lucido analista, avversario d'ogni populismo, un uomo decisamente intelligente, talmente razionale da non farsi sfuggire la visione umanistica dell'economia.

Oggi tutti sanno ( per la triste esperienza della Crisi ) che attraverso una finanza condizionata dai capricci umani si è giunti a modellare l'economia. E' sotto i nostri occhi: in queste storie torbide ed ignobili sono coinvolte banche, governanti ed amici ( vedi ORIGINE ), per non parlare delle recenti indagini ( 2012 ) sulla manipolazione del LIBOR, dello stesso EURIBOR, della vendita di derivati fasulli a ENTI LOCALI, e altre truffe che vanno via via emergendo. Oggi tutti paghiamo il conto, un prezzo davvero salato, attraverso una crisi profonda come poche altre nella storia del mondo moderno. Ma paghiamo anche per una leggerezza culturale, per una distrazione di maniera, figlia dell'interesse di qualcuno più che della stupidità economica, che pure oggi esiste.

Ricordiamole, dunque, quelle premesse. Tutto per puro populismo, dicendo che così si accontentavano tutti, c'era sviluppo e reddito per tutti ... dicevano. Fu dunque sullo slancio di un progetto buono che alcuni presero la palla al balzo e ... cominciarono a giocare per conto proprio, ne approfittarono. Tutto aveva i colori del progresso: lavoro, benessere, case, centri commerciali, pil, banche, finanza, tasse, sindacati ... ed ovviamente la globalizzazione al centro, questo progetto che dovrebbe farci inorridire e che invece sottostimiamo al punto da lasciarlo procedere senza reagire.

Santo cielo, nessuno escluso. Hanno giocato sporco e torbido, ma era una cosa moderna, profittevole ed evoluta, ce n'era davvero per tutti. E' proprio vero: le cose peggiori sono quelle fatte a fin di bene ( vale la pena ripeterlo ogni tanto ).

Non venne in mente a nessuno di predisporre controlli veri e seri, magari preventivi, su quel sistema, sui suoi meccanismi e sulle ricadute a medio lungo termine. Ed ancora oggi, amici, non se ne sente parlare di controlli e limiti, non come si dovrebbe. D'altronde, se nessuno si sofferma ad analizzare l'accaduto, a capire cosa è accaduto, a capire il perché delle cose, quali controlli mai potranno essere immaginati ?

Noi pensiamo che se nessuno, ancor oggi, si sofferma su questi fatti avrà i suoi motivi, per essere così distratto. Suvvia, non penserete che c'è stata imperizia degli economisti e dei governanti. Niente affatto. C'è stata una alleanza sordida, e poi tanta superficialità da parte di molti, moltissimi operatori istituzionali che avrebbero dovuto parlare, che ancor oggi dovrebbero parlare. Ma tacciono, come vedete.

Tutto andò avanti, dunque, come un treno senza fermate.

L'economia però non può essere sintetica, inventata, condizionata a lungo, perché la sua struttura profonda inevitabilmente reagisce, riportando ogni cosa nell'alveo naturale della realtà, drammi compresi.

Per capirci meglio, non puoi evitare che una azienda fallisca se i suoi conti vanno a rotoli, ma se brighi per mantenerla in vita qualcuno deve pagare pure il conto, non puoi evitarlo. Ed allora, se le aziende da tenere i piedi per forza sono tante, da dove prendi tutti i soldi che occorrono per salvarle tutte ? E perché non sei intervenuto prima, quando quelle aziende sprecavano risorse sotto i tuoi occhi ? Cosa gli racconti a quelli a cui oggi chiedi i soldi per salvare tutte quelle aziende farabutte ?

Cerchiamo allora di fare un poco di chiarezza, almeno sulle basi.

L'economia è conseguenza della attività umana, sempre. Ma l'attività umana - dice von Mises - è talmente unica, nel suo genere, da non poter essere assoggettata alle metodologie di analisi delle materie scientifiche, non certo in modo puntuale. Per capirci, quelle metodologie della Fisica che ancor oggi costituiscono - purtroppo - una sorta di punto di riferimento per ogni altra metodologia di analisi, anche in altri campi.

L'idea cruciale di Ludwig von Mises è che gli esseri umani debbano essere considerati e analizzati in un modo e con una metodologia che differiscono radicalmente dallo studio delle pietre, dei pianeti, degli atomi e delle molecole ( Dualismo Metodologico ). Perché ? Molto semplicemente perché l'essenza degli esseri umani è che essi agiscono, hanno obiettivi e scopi e tentano di raggiungerli. Le pietre, gli atomi e i pianeti non hanno alcun obiettivo o preferenza, di conseguenza non scelgono tra azioni alternative.

Gli atomi e i pianeti si muovono, oppure sono mossi. Non possono scegliere, decidere i modi di azione, cambiare idea. Gli uomini e le donne invece possono farlo, e in effetti lo fanno continuamente. Di conseguenza gli atomi e le pietre possono essere studiati, i loro movimenti disegnati su un grafico e le loro traiettorie tracciate e previste fin nei minimi dettagli, almeno in linea di principio, da qui all'eternità.

Tutto ciò non può essere fatto con gli individui: ogni giorno le persone imparano qualcosa, adottano nuovi valori e nuovi obiettivi e cambiano le loro idee. Il comportamento delle persone non può essere messo in una griglia e previsto come si può fare per oggetti inanimati, o privi della capacità di apprendere e di scegliere. 

Noi oggi abbiamo la possibilità di rileggere questa intuizione, questa lezione del Maestro. Possiamo meditare, riflettere, imparare dalla profondità filosofica del suo argomentare e guardaci attorno, aguzzare la vista, insomma distinguere. Come non individuare l'architettura di un disegno nel movimento contemporaneo di masse di popolo verso l'Europa. Che c'entra con l'economia ? Signori l'uomo è Economia ed il progetto in atto chiamato Globalizzazione tende proprio a questo. Ma scorrete ancora qualche riga, sarà tutto più chiaro.

Insomma, che sia guerra o povertà, c'è un rischio profondo e lampante, celato negli avvenimenti in corso: le migrazioni organizzate, estate 2015. Vedete. Nessuno suggerisce di risolvere la guerra ( forse perché molti stati occidentali ne sono responsabili, in modo diretto o indiretto, in un modo o in un altro ). Nessuno suggerisce di eliminare la povertà ( magari cercando di comprenderne l'origine, altrimenti cosa elimini ? ). Nessuno si preoccupa di esaminare queste banali premesse e nessuno - dunque - si pone l'obiettivo di interrompere questo spostamento innaturale ed ingestibile, gravido di future, funeste conseguenze per gli equilibri sociali delle nostre terre. Sottolineiamo: LE NOSTRE TERRE.

Tutti si gloriano nel favorire questo flusso incredibile di persone che migrano verso l'Europa, in ogni modo e con ogni mezzo possibile. Arrivano a dire: andiamoli a prendere ! Come se fosse nobile aiutare un popolo ad abbandonare la propria terra d'origine: ma cosa c'è sotto questa farsa, i pomodori da raccogliere a Foggia ?

Molti politici, farfugliando di ragioni che non sanno affatto spiegare, ci raccontano che la storia non ammette repliche: alcuni arrivano a chiamarla globalizzazione delle persone, ce la propongono - lo sapete - come  una cosa bellissima, utile, persino inevitabile ... parallela alla vicenda economica ... mentre in effetti non contiene nulla di buono. Di cosa parliamo ?

Della società indistinta, multirazziale e multiculturale.

Signori: quando von Mises, circa cento anni fa, diceva che le persone non le puoi ridurre ad una equazione, metteva insieme Platone, Aristotele e Freud, e ci ricordava che le persone nascono DIVERSE, restano inevitabilmente DIVERSE. Non le puoi racchiudere in uno schema unico: né economico, né sociale. Siamo delle singolarità, per questo preziosi.

Allora, quando OGGI accettiamo questa idea imposta di globalizzazione dell'economia e del vivere, quindi anche della cultura, delle abitudini, dei sistemi politici ( verso cui tutti dovremmo tendere ), non facciamo altro che accettare una ricetta a cui NON abbiamo contribuito per nulla, anzi accettiamo una ricetta verso cui siamo naturalmente ed antropologicamente allergici.

E quando poi assistiamo senza reagire alle aggressioni mediatiche verso chi non è d'accordo con questa idea del vivere, verso chi tenta di ribellarsi apertamente sostenendo di voler mantenere la sua diversità dagli altri, quando lasciamo che queste persone siano tacciate di razzismo, allora si, allora diventiamo un corpo molle e manipolato, senza traccia né direzione.

Badate che questa non è una bella notizia ! Siamo tutti uguali, dicono da ogni parte.

Basta con le vecchie divisioni: neri, rossi, bianchi, zingari, islamici, omosessuali, maschio, femmina, non esistono categorie né archetipi, nulla conta e nulla ci distingue. Uno vale l'altro, sempre e comunque, a prescindere. E se siamo tutti uguali possiamo, anzi DOBBIAMO vivere con tutti e con chiunque, perché non vi sono culture diverse, o meglio se esistono sono eredità di un passato da superare, le culture debbono armonizzarsi e fondersi perbacco, non è corretto pensare di vivere con i propri simili: cioè con chi la pensa come te, con chi intende la società, la famiglia, lo stato e la convivenza come te. Il nuovo tabù, la nuova vergogna culturale sta nelle distinzioni: ecco il velenoso sottinteso del politicamente corretto, oggi, e se non sei d'accordo vuol dire che sei storto e non hai diritto di parola, in quanto fascista e xenofobo !

NON E' AFFATTO VERO

Dobbiamo temere questa omologazione, perché la abolizione delle distinzioni è la premessa per scendere tutti qualche gradino, e trasformarci in un grafico ( vedete come entra nel gioco la finanza creativa ). Le distinzioni esistono, dobbiamo conoscerle. La vera rivoluzione sta nell'imparare a non predisporre scale di valori in base alle distinzioni ( cosa sinora mai fatta ). Ciascuno sia libero di associarsi con chi la pensa come lui, e nessuno metta all'angolo altri popoli.

Ma ciascun popolo si assuma la responsabilità di sopportare su di sé le conseguenze del suo personale, libero modo di intendere lo stato e la convivenza, quindi anche i sistemi economici, senza scaricare su altri il frutto dei propri fallimenti e la conseguente povertà.

Occorre saper riconoscere ed accettare le differenze, e poi rispettarle. Insomma accettare - assieme all'idea di differenza - tutto ciò che da questo naturalmente deriva, come ad esempio l'impossibilità di poter convivere con chiunque ... idea invece tanto di moda oggi, nella così detta erigenda società ideologica multirazziale ( che incubo ! ).

Rispettare le diversità, pertanto, rispettarle davvero, è esattamente ciò che LA STORIA ci ricorda che NON abbiamo MAI fatto. Ed ogni volta, da perfetti ipocriti, li abbiamo sentiti affermare non deve accadere più, ma MAI li abbiamo sentiti riflettere: cosa abbiamo trascurato, perché accadesse ?

Accettare le diversità significa dar loro diritto di cittadinanza, ed evitare di dover dire: mai più ! Immaginare insomma che possano esistere più società, distinte ma non separate, dove ciascuno possa convivere con propri simili, senza attriti, riconoscendo il diritto alla omogeneità culturale dei popoli: insomma LE NAZIONI  !

Le NAZIONI esistono, da sempre, e non sono frutto del caso. L'uomo scelse la via della collaborazione con i suoi simili perché capì, spontaneamente e sin dalle origini, che cacciare in gruppo era molto più profittevole e con rischio decisamente più basso, e questo plusvalore era decisamente superiore alla limitazione di libertà che la collaborazione con gli altri, inevitabilmente, comportava.

Dopodiché gli agglomerati umani, nei secoli, si sono caratterizzati e distinti ( quindi separati ) per lingua, abitudini, religione, specie. Tutto questo non fu certo frutto di un arbitrio o di una ideologia, ma fu conseguenza naturale delle scelte di buon senso degli uomini. Essi si aggregarono tra loro seguendo schemi istintivi quanto logici, naturali: si raggrupparono avendo bene a mente compatibilità ed omogeneità, quindi lingua e cultura ma anche il modo di vivere ed intendere quei fondamenti sociali, quali la famiglia ed il rapporto delle persone tra loro e con la comunità, che rendono possibile una serena convivenza ( la convivenza, ce lo insegna la storia e l'esperienza quotidiana, è di per sé difficile anche in ambito di omogeneità culturale ... comunque occorrono leggi e controlli ). Fecero attenzione, insomma, spontaneamente, a non tenere assieme - nella medesima caverna - idee tanto diverse, così diverse sui fondamenti da essere germe per attriti e conflitti irrisolvibili.

Giovanni Paolo II, il SANTO, la definì accoglienza possibile, oggi lo ignorano, è passato di moda ...

E' in relazione a questo essere o meno omogenee che sono NATE oppure ESPLOSE le nazioni, e varrebbe la pena ricordare che tutte le volte che sono esplose, la conseguenza è stata quasi sempre un bagno di sangue. All'origine ( in tempi remoti ) c'era l'idea violenta ed assoluta di controllo e dominio: sappiamo bene come NON avesse molto valore la vita degli essere umani, allora. Ma poi ogni volta, in tempi recenti, troviamo il tentativo di qualche nazione di sovrastarne altre, di sottometterne altre, di asservirne altre ... anziché rispettarle.

Finisce poi, lo vedete, che qualcuno tenti di esportare la democrazia, come se questa fosse davvero possibile. E non basta che i fallimenti delle varie esperienze e tentativi dichiarino in modo eclatante l'insuccesso di questa pratica: ancora se ne parla !

La democrazia appartiene a chi la elabora e non si esporta, la democrazia è legata al patrimonio culturale di chi la disegna e la struttura, mentre la tutela della pace passa anche attraverso il rigore dei comportamenti, anche preventivi, anche quando occorre trasformarli in atti di guerra: i pazzi e gli smaniosi di conquiste, che esistono ancor oggi, vanno fermati senza tentennamenti ... perché la PACE è una situazione transitoria della STORIA, non un valore assoluto a cui sacrificare ogni cosa ! 

Comprendere questo, in fondo, sarebbe come recuperare il naturale percorso evolutivo dell'uomo. Sarebbe insomma un percorso naturale ed ecologico, coerente: restituire alle Nazioni la loro rilevanza e costruire PER le nazioni e TRA le nazioni quella idea di rispetto delle diversità che sinora è stata soltanto enunciata nei consessi.

Se non sapremo sottolineare questi passaggi, se non sapremo ridare fiato al buon senso, alla verità antropologica dell'uomo, insomma se non sapremo intuire e sconfessare anche gli INTERESSI che ispirano queste spinte culturali e politiche verso l'ammucchiarsi indistinto, finirà per passare questo disegno orribile ( che è già a buon punto ) e non saremo più niente. Nulla di definito e definibile. A quel punto si compirà l'orribile incubo paventato tra le righe 100 anni fa da von Mises e saremo una sola equazione, un solo schema, un solo grafico nella mani del manovratore: la globalizzazione economica, signori, è premessa e condizione necessaria per una globalizzazione dei popoli: ... NON SONO SOLO INVESTIMENTI  !!

Cosa ci terrà uniti a quel punto ? Conto Economico, Smart Phone, Smart TV, Coca Cola, poco altro.

Un popolo disomogeneo, frastagliato, chiuso in mille ghetti di un'unica, immensa metropoli può essere manipolato con molta facilità, rispetto ad una cultura omogenea e consapevole che persegue, applica e reclama una propria identità precisa, in una città a sua misura ... anche nei consumi. Popoli liberi - dunque - distinti per cultura, gusto, abitudini, storia ed economia producono, tutti assieme, molta più ricchezza di un solo popolo ammucchiato, strutturato come se fosse un unico ammasso. L'importante non è che i popoli siano una sola nazione, ma che siano liberi di frequentarsi, e siano rispettosi dei modi di vivere degli altri, senza che nessuno si investa di superiorità, dunque tenti di dominare, in un modo o nell'altro, l'altrui vita, l'altrui organizzazione.

Questo si, sarebbe razzismo !

Non è razzista chi preferisce vivere assieme ai suoi simili ma lo è chi sostiene la superiorità della sua cultura rispetto alle altre e trae da questa nota il diritto di conquistare ed asservire.

Culture migliori o peggiori non esistono, esistono soltanto culture diverse. Ma le verifiche storiche, cribbio, quelle esistono eccome, quelle sono come le verifiche econometriche. Esse dimostrano - inequivocabilmente - che alcuni assetti politici, dunque economici, dunque culturali, producono un livello di benessere individuale e collettivo ben diverso da altri. Ciascuno deve essere libero di decidere come vuole vivere, senza che la sua scelta sia etichettata con giudizi di valore negativi. Questo è il primo punto. Ma poi, se alla verifica dei fatti, ci troviamo di fronte a richieste di aiuto cicliche da parte di Paesi che adottano sistemi economici di un certo tipo ... qualcosa dovrà pur significare !

L'uomo insegue la felicità, da sempre e non deve essere autorizzato da nessuno circa la strada da seguire, salvo poi verificare il risultato che ha raggiunto.

La storia produce cronaca e verifica, anzi, la impone: perché ? Perché quando una cultura individua nella morte altrui una possibile risposta alla vita ( perché diversa dalla sua ), vuol dire che la strada che ha individuato non produce felicità ma soltanto potere e dominio per alcuni, sottomissione o morte per altri. Va allontanato.

 

Tornando dunque al nostro Maestro, possiamo ora meglio comprendere perché la nomenclatura politica ed economica abbia opposto tanta resistenza nel confronti dell'approccio filosofico di Ludwig von Mises. Le sue teorie furono e sono di fatto ignorate dalla comunità degli economisti, sempre più innamorati del welfare keynesiano ( che pure ha dimostrato ampiamente tutti i suoi limiti ) ed innamnorati anche della attuale idea cattolica di economia ( Papa Francesco ). Innamorati a tal punto da ignorare, in tutti questi anni, il buon senso antropologico pur abbagliati dai fatti della cronaca. Innamorati, nonostante i guasti sin qui prodotti da quei sistemi: essi infatti, inevitabilmente, hanno prodotto, per via del pubblico intervento sbandierato a fin di bene, elementi via via sempre più pervasivi di corruzione ( anche dentro la stessa Chiesa ).

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: in molti paesi la corruzione si è trasformata in una piaga che ha consumato irrimediabilmente il bilancio pubblico, il bene comune. Tanta e tale l'abitudine ( indotta da questa cultura non economica nella testa delle persone ) a considerare lo Stato e l'Economia stessa alla stregua di mammelle da succhiare ( vedi il Meridione d'Italia che testimonia da 70 anni tutto questo ).

Il fatto è che l'economia, come le altre scienze sociali del ventesimo secolo, ha abbracciato il mito di ciò che Mises ha correttamente e sprezzantemente chiamato scientismo: l'idea secondo la quale l'unico approccio veramente scientifico allo studio dell'uomo è l'imitazione dell'approccio delle scienze fisiche.

Su questo scottante e purtroppo poco discusso tema, leggete anche due opere mirabili di Giorgio Israel: Liberarsi dai demoni - Per una medicina umanistica ... contengono entrambe lo stesso, santo germe del buon senso antropologico, pur in campi diversi.

Per non parlare poi di quell'altro innamoramento, una specie di follia da Pensiero Unico, nei confronti della più nota e violenta ideologia dei tempi moderni, tanto combattuta dal Maestro. Quella che ha mietuto più vittime, persino più degli stermini nazisti: il marxismo-comunismo. Tesi socio-economica tanto conosciuta eppure MAI dimostrata attraverso il ragionamento logico e discorsivo, l'argomentazione logico-deduttiva, oppure il calcolo economico ( terreno tipico del confronto tra tesi economiche ): Marx come Engels si rifiutarono SEMPRE di confrontarsi - sui numeri - con gli economisti del tempo e con le loro obiezioni econometriche. Tutto si risolve per loro - ancor oggi - nella supina accettazione di un dogma: la società non può che evolversi verso il comunismo.

Ma questa è storia. Peccato nessuno la ricordi e nessuno la racconti per intero.

Ludwig von Mises ci invita a riflettere, ad usare la nostra ragione: ogni evento storico è il risultato unico e complesso di molti fattori causali. Poiché è unico, e sappiamo bene che è così, non può essere utilizzato in una dimostrazione di tipo positivista e non può neppure essere combinato ad altri eventi, nella forma di correlazione statistica, per fornire un qualche risultato significativo.  Gli uomini reagiscono agli stessi stimoli in modi differenti, e lo stesso uomo in differenti istanti di tempo potrebbe reagire in modi diversi dalla sua condotta precedente o successiva.

E' impossibile raggruppare gli uomini in classi i cui membri reagiscono sempre allo stesso modo. Questo non vuol dire che le azioni umane future siano totalmente imprevedibili. Possono, in un certo modo e fino ad un certo punto, essere previste. Ma i metodi applicati in tali previsioni ( e il loro ambito di validità ) sono, dal punto di vista logico ed epistemologico, completamente differenti da quelli applicati nella previsione degli eventi naturali ( e dal loro ambito di validità ).

Questo è stato Ludwig von Mises, in poche parole. Ma Vi prego documentatevi, leggete per lo meno la sua più grande opera di filosofia economica: TEORIA E STORIA. E' disponibile la versione in lingua italiana, scoprirete un mondo di saggezza e buon senso di cui oggi c'è veramente tanto, tanto bisogno.

Il mercato non è nemico di nessuno, il mercato è a patto che sia libero di essere

Esso risponde spontaneamente alle richieste, in assenza di deviazioni, senza porsi domande e senza scegliere se favorire questo o quello. Il mercato non ha bisogno di una morale: LA POSSIEDE GIA'. Il mercato risponde alla quantità e qualità della domanda; si adegua spontaneamente alla realtà. E' l'interferenza dei GOVERNI ad alterare questo equilibrio naturale, ad inserire deformazioni: è da lì infatti che viene l'idea di poter decidere a monte - di volta in volta - le priorità da imporre al mercato: circa i prezzi, i salari, le quantità, chi può fallire, chi no. Senza minimamente tenere conto dei reali equilibri economici sottostanti.

Insomma, non si può pensare di ignorare le leggi dell'economia senza precisare onestamente, e nello stesso tempo, CHI PAGHERA' IL CONTO per quella usurpazione di ruolo: perché un conto da saldare ci sarà.

Oh, se ci sarà !

Vedete cosa ancora accade ( crisi Sub prime in corso ... ).

Ad ogni deformazione che i Governi inseriscono corrispondono reazioni, ed occorrono allora altre interferenze per correggere le prime, poi le seconde, e così a cascata, senza fine. Non c'è più verso di chiamarla economia di mercato: a quel punto non esiste più, mentre schiere di ignoranti - nello stesso tempo - inveiscono furiosi contro un capitalismo che NON C'E' senza capire che è proprio l'assenza di mercato a provocare i disastri ! E' vero che spetta allo Stato ( ci mancherebbe altro ) tracciare un quadro certo, chiaro ed affidabile di REGOLE, CONTROLLI e GARANZIE entro le quali lasciare che si dipanino i meccanismi naturali del mercato. Ma è un disastro confondere il mercato con le proprie convinzioni, e trasformare ciò che è ritenuto BENE ( a titolo personale ) con ciò che funziona BENE, verso tutti.

Per questo, la conoscenza del mercato è ineludibile per chi vuole investire. In un mondo di mercati altalenanti, volatili ( volatili spesso senza motivo ), in un mondo dove è saltata anche l'ultima ipocrisia, quella dell'investimento SICURO ( vedi debiti sovrani ), in un mondo di perdute CERTEZZE questa nostra novità umanistica, questa Antropologia del Rendimento ® consente a chi la acquisisce di fare la differenza, di avere una marcia in più.

Padroni del buon senso, finalmente potrete affermare:

HO ANCORA UN PO' DI PAURA

MA ADESSO SO CHE NON HO MOTIVO DI AVERLA  !

Vi sembra poco ? 

   

Dopo queste importanti premesse, possiamo ora entrare nel vivo della questione: la rivoluzione culturale legata al Nuovo Metodo Antropologico ® ... dunque ora andiamo a vedere COME SI INVESTE

 

 

 

 

CONTATORE VISITE

00165497

ON LINE

Abbiamo 55 visitatori e nessun utente online

Copyright © 2016. All Rights Reserved.