Antropologia del rendimento ®

( la finanza a kilometro zero )

Con questo articolo ti propongo di riprendere tra le tue mani il controllo dei tuoi risparmi, certo, ma anche una corretta visione umanistica della realtà. Lascia all’isteria di quelli che corrono senza motivo, schiavi senza coscienza, il peso del vuoto in cui annaspano. Un vuoto fatto di equazioni e formule che non comprendono, che  temono. Orfani di un vero pensiero.

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Finanza a Kilometro Zero è un concetto mediato dal termine kilometro zero, oggi molto in voga, che rappresenta bene il concetto di vicinanza, quindi prossimità. Questo concetto vale anche per la Finanza: essere prossima al suo utente, accanto al suo utente, utile al suo utente. Insomma smettiamola di lasciar descrivere la finanza come una cosa distante, difficile, per soli esperti, magari pericolosa.

Dal mio punto di vista, quindi dal punto di vista della Antropologia del Rendimento ®, la finanza è già  – per sua natura – prossima alle persone, occorre soltanto correggere la deviazione tecnicista che le è stata imposta, e subito la finanza potrà tornare ad essere accanto all’uomo, quello di ogni giorno. Non è solo un problema di linguaggio, c’è anche il tema delle intenzioni. Le parole, infatti, non sono mai usate per caso, esse rappresentano lo strumento a disposizione dei comunicatori per stabilire quale distanza immaginare, tra loro e quelli a cui si rivolgono. C’è di mezzo, ovviamente, la percezione che ciascun operatore ha della materia. Questa percezione, un vero e proprio tappo di uniformità costruito nel tempo e condiviso da tutti, funziona come un disciplinare: è così che funziona, è così che si intende.

Il sistema lo pone come indirizzo unico, un modo ufficiale di decifrare anche l’attività di investimento ( collegata a doppio filo con la finanza ), dove i termini sono assunti a titolo di postulato, ormai, e non si deve dimostrare più nulla di ciò che si propone: se vai a verificare, scoprirai che le teorie che vengono usate ancor oggi come dogmi, non hanno più ragione di esistere, essendo strutture di pensiero riferite agli anni ’50 – ’60 ). Insomma, per dirla tutta, c’è in giro una gran voglia di garantirsi e mantenere, grazie a questo equivoco, un discreto potere.

Invero la finanza è una materia impropria, nel senso che di suo non ha una vita autonoma, mentre si delinea ed esiste ( in quanto materia ) soltanto per il fatto di essere al servizio di un’altra materia, vera, autosufficiente, autonoma: l’economia. La finanza dunque è uno strumento al servizio dell’economia ( non esiterebbe senza ), essendo stata inventata per accompagnare i fatti economici, renderli semplici oppure facilmente fattibili, insomma per fornire loro supporto ed accompagnamento. Mi spiego con un esempio:

– un imprenditore vende la sua merce ed emette fattura a 90  gg ( questo è un fatto economico );

– l’imprenditore sconta la fattura in Banca e paga il 4% per avere subito i soldi ( questo è un fatto finanziario ).

Diversi strumenti di finanza cd creativa sono stati costruiti, negli anni passati, e molti altri sono in gestazione, continuamente: la fantasia umana non conosce limiti, se la lasci libera di inventare soluzioni che possano prescindere dalle conseguenze che inducono. Infatti, non è bastato agli economisti, ma anche ai governanti, prendere atto dei disastri prodotti da questi meccanismi ( pur immaginati e creati a fin di bene ). Così il mondo – omogeneo e consenziente – ha deciso che non era il caso di fermare quel gioco, ovviamente a fin di bene. Classe politica, come non dirlo, assolutamente consapevole del fatto che tali strumenti agevolativi, se non correttamente regolamentati, avrebbero lasciato campo aperto alla sfrenata fantasia degli attori finanziari. Valga la memoria della cd Crisi Sub Prime del 2008, i cui effetti ancora ci attanagliano, visto che le sue enormi conseguenze negative derivano anche, in parte, dalle inusuali misure intraprese per fronteggiarla ( in questo caso il termine inusuale sta ad indicare quanto le contromisure istituzionali abbiamo di fatto contribuito ad allargare l’orda delle conseguenze ).

Insomma, rispettare la realtà della finanza ( figlia inseparabile dell’economia ) non è semplicemente un fatto indicativo di un buon comportamento etico-morale, figuriamoci. Di questi tempi i discorsi etico-morali appaiono già abbondantemente sventolati, amplificazioni surreali di una ideologia dell’Ambiente che surroga, maliziosamente, l’altro reale ed appropriato termine: Natura.

Quindi, rispettare la Natura della Finanza, la sua Realtà, è una scelta di vita essenziale. Così facendo, infatti, evitiamo di inserire nel tessuto economico elementi Artificiali ( vedi Come lo fai ), ora che sappiamo quanta divaricazione generino tra attività umane e loro Naturali conseguenze. E’ questa alterazione che trasforma il tessuto economico in una bolla farcita di buone intenzioni, per qualche tempo. Nella bolla, così facendo, si accumulano i detriti prodotti dalla contraffazione. Al primo starnuto viene giù il putiferio: la vogliamo smettere ?

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